Un Risorgimento d’altri tempi

Bentornati a “Una Storia Da Non Credere”. Oggi affrontiamo un periodo complicato e pieno di controversie, quindi ricco di falsi miti, ovvero quello l’Italia preunitaria, meglio conosciuto come Risorgimento. È un articolo difficile questo, perché questi temi sono ancora dibattuti non solo dagli storici ma anche da vari movimenti politici e revisionisti, quindi potrei urtare la sensibilità di qualcuno e mi scuso fin da subito per questo. Il mio fine è solo quello di riportare ciò che la storia attuale ci consegna e smentire tutte quelle leggende che ne danno una lettura distorta.

Gli argomenti di cui tratterò non sono miti specifici, ma il mito stesso di Risorgimento e di tutta la dubbia storiografia su Garibaldi.

Il mito risorgimentale è forse una delle migliori invenzioni a livello storico mai fatte. Una costruzione a tavolino fatta dagli storici ed intellettuali ottocenteschi quasi a ridosso (se non durante) gli avvenimenti raccontati, che ha lasciato un’impronta fortissima nella nostra cultura. C’è una scelta precisa nel raccontare quegli avvenimenti e quei personaggi, ovvero creare un mito di fondazione. Si parla di eroi, avventure e grandi battaglie, insomma si utilizzano i toni dell’epica per rafforzare e creare il mito di fondazione italiano. Non è così strano però, perché è l’epoca degli stati nazionali ed il concetto stesso di nazione è alla base di tutte le maggiori potenze europee. Basti pensare alla Francia che faceva risalire le sue origini al Medioevo, o alla Spagna con la Reconquista; insomma, non era un discorso insolito per il tempo.

Gli eroi del Risorgimento

Essendo quindi una costruzione artificiale, non tutti i fatti sono stati riportati, ma solo quelli più belli o più eroici, con mille forzature storiche ed invenzioni assurde, solo per far quadrare il racconto.
Un esempio sono i suoi protagonisti. Se si pensa agli eroi del Risorgimento, la prima idea è quella del quadrumvirato di Cavour, Garibaldi, Mazzini e Vittorio Emanuele. Tutti assieme ed uniti per fare l’Italia. Non esiste nulla di più sbagliato, perché se forse Cavour, Vittorio Emanuele e Garibaldi hanno “collaborato”, Mazzini era mal visto dai primi due. Anzi l’odio era talmente tanto che venne condannato a morte nel Regno di Sardegna, per non parlare della stampa sabauda che definiva i mazziniani come terroristi perché mettevano le bombe (vedi l’attentato di Napoleone III); tipo l’ISIS oggi, per intenderci. Mazzini, d’altro canto, non nutriva molte simpatie per Cavour e Vittorio Emanuele, da anti-francese e forte repubblicano qual era.
Garibaldi si trova in mezzo a questi, perché, seppur repubblicano e avversario di Cavour, aveva intuito che solo la monarchia sabauda era in grado di unificare la penisola. Questa convinzione ha avuto anche effetti pratici, perché nelle nostre città troviamo spesso vicine vie o piazze legate a questi personaggi, seppur nella vita reale si odiassero tutti a vicenda. Altra falsa convinzione è che tutto il popolo partecipasse a questi moti, quando non è affatto così. Bisogna fare infatti distinzioni per i singoli casi e momenti.
Basti pensare alla spedizione di Pisacane, che fu un fallimento perché non ebbe l’appoggio della popolazione, cosa contraria per le 5 giornate di Milano, dove la popolazione partecipò attivamente ai moti contro gli austriaci. Oppure durante la Prima Guerra d’Indipendenza alcuni scontri vennero dipinte come grandissime battaglie, dove gli austriaci subirono sonore sconfitte, quando in verità le perdite furono irrisorie. Infatti basta confrontarsi con le battaglie napoleoniche, dove l’esercito (di Bonaparte o di altri) poteva perdere anche il 25% dei suoi effettivi in un solo scontro.

Ci sono altri migliaia di esempi di questo tipo che smontano “l’eroicità”del mito risorgimentale, ma bisogna ancora analizzare un ultimo aspetto per sfatarlo, cioè il nome stesso.
Il nome Risorgimento, implica una rinascita di un “qualcosa” che c’era già in tempi passati. Questo “qualcosa” è l’Italia unita sotto un’unica bandiera e l’unico momento in cui c’è stato ciò (prima del 1861) avvenne ai tempi dell’Impero Romano. Si voleva mettere in continuità questi due periodi, sia per una questione di prestigio e sia per mostrare la grandezza dell’Italia rispetto agli altri paesi. Anzi, la ricerca storica di quegli anni venne influenzata a tal punto da ricercare nel periodo che va dal 476 d.C. (caduta dell’Impero Romano) fino al 1861(creazione del Regno d’Italia) i germi che avrebbero permesso l’avvenimento del Risorgimento e dell’unità italiana. Basti pensare alla battaglia di Legnano, che nelle letture ottocentesche venne interpretata non come una lotta di comuni che misero da parte i loro interessi per unirsi in uno specifico momento nel contrastare il Barbarossa, ma come la lotta fra italiani e tedeschi (da leggersi come austriaci). Non solo la storia, ma la musica con Verdi e la letteratura con Manzoni sono pregni di questa retorica risorgimentale. Ovviamente questi ultimi non sono un problema per lo storico, perché non hanno come scopo quello di raccontare i fatti.

All’inizio, se ricordate, ho utilizzato il temine Italia preunitaria, non tanto per una questione stilistica, ma per precisione storica. È un nome molto più neutro di Risorgimento, perché considera tutti i fatti accaduti senza costruzioni o idealizzazioni avvenuti dal 1815 (fine del Congresso di Vienna) fino al 1861, mentre con il secondo si racconta solo di alcuni avvenuti dal 1848 (le cinque giornate di Milano) fino al 1861 o 1870 (Roma diventa capitale del Regno d’Italia) se accettiamo la lettura di Benedetto Croce.
È una bella visione, non lo metto in dubbio: chi non è cresciuto con il mito di  Garibaldi, Cavour o Mazzini? Visione che però non è la verità storica e fattuale, ma solo una bella storia che trae ispirazione da fatti reali e costruisce un’epica tutta sua. Detto ciò possiamo passare a Garibaldi l’Eroe dei due Mondi.

Su Garibaldi si è detto di ogni cosa. Dalle più grandi esaltazioni alle peggiori calunnie, infatti fino a qualche tempo fa bastava digitare su Google la parola “Garibaldi” e, dopo la voce di Wikipedia e della Treccani, apparivano svariati siti di dubbio gusto, con articoli della medesima risma.
Garibaldi è stato un personaggio particolare e forse più di tutti si merita l’appellativo di eroe. In tutta la sua vita ha combattuto per la libertà, non importa quale nazione fosse. Uruguay, Italia e Francia, Garibaldi, appena aveva l’occasione, s’imbarcava in grandissimi imprese per combattere in nome della libertà delle popolazioni contro gli oppressori.  Oltre ad essere un eroe è (forse) il miglior generale che la storia italiana ricordi: infatti durante l’Impresa dei Mille o nella Terza guerra d’Indipendenza ha mostrato grandi doti strategiche e militari. Inoltre la sua influenza è tale che verrà utilizzato ancora nel Novecento, sia durante la guerra partigiana (le tantissime “Brigate Garibaldi”), sia come simbolo dell’immaginario di Sinistra. È insomma un personaggio con mille sfaccettature, quindi non è facile raccontare completamente la sua vita, anzi vi consiglierò a fine articolo alcune letture per approfondire meglio l’argomento.
Essendo un personaggio così importante, i miti su di lui sono tantissimi, ma mi  concentrerò  su quelli più scorretti, cioè  il Garibaldi Massone e il Garibaldi Mafioso.

Garibaldi era un Massone? Si, ma non era un massone come noi lo potremmo pensare. Essere massoni nell’800 era completamente diverso dall’esserlo oggi, perché esserlo implicava non solo far parte di un circolo ristretto con varie personalità, ma voleva dire far parte di un qualcosa che promuoveva la libertà di pensiero, di sviluppo e soprattutto politica (specie per gli ideali democratici). La Carboneria o la Giovine Italia si ispiravano alla Massoneria per riti e funzionamento. Nel nostro contesto culturale la parola massone ha assunto un significato negativo, perché si associa quel termine o con Licio Gelli e la P2 o a un gruppo di oscuri potenti che gestiscono il mondo come dei burattinai. Visione più distorta della massoneria non c’è e magari ne riparleremo in un altro articolo. Garibaldi era ben contento di essere massone, perché poteva così finanziare le sue imprese. Una guerra costa e servono dei finanziatori, cosa che la massoneria poteva fornirgli. Lo sbarco dei mille non è esente da ciò, anzi, grazie ai suoi contatti (massoni e non), gli inglesi aiutarono Garibaldi a sbarcare. Quindi possiamo concludere che il nostro eroe era sì un massone, ma non un Licio Gelli o un losco burattinaio.

Il Garibaldi mafioso è il più divertente di tutti. Immaginatevi l’Eroe dei due Mondi come un Marlon Brando nel “Padrino” che si accorda con i signorotti locali per spartirsi la Sicilia. Assolutamente no. Garibaldi seppe sia guadagnarsi l’appoggio popolare  che cercare degli accordi con alcune autorità locali. Il mito nasce perché a lui si unirono alcuni uomini, detti “picciotti”, che nel dialetto siciliano può voler dire un po’ di tutto, sia dal ragazzo fino alla guardia armata del signorotto locale. Sempre in quell’ottica di guerra, Garibaldi sapeva che non poteva sconfiggere l’esercito borbonico da solo e con mille volontari, quindi ha dovuto trovare tutto l’aiuto possibile per il successo della sua impresa, ma non ha assolutamente alimentato, favorito o aiutato la Mafia.

È un articolo un po’ lungo, lo ammetto e mi scuso, ma è necessario perché la disinformazione è sempre dietro l’angolo, quindi preferisco dilungarmi (nei limiti del possibile). Come al solito vi consiglio un paio di letture per chi volesse approfondire la questione: Prigionieri dei Savoia. La vera storia della congiura di Fenestrelle di Alessandro Barbero edito da Laterza, oppure Fratture d’Italia di John Foot edito da Rizzoli ed infine Garibaldi. L’invenzione di un eroe di Lucy Riall edito da Laterza.

Parafrasando Cavour, “Libera Storia in Libero Stato”.

 

Matteo Strobino

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