Taxi Driver: il suo senso?

Taxi Driver, come tutti sanno, è uno dei più grandi lungometraggi di Martin Scorsese e di tutta la storia del
cinema. Partorito dalla mano dostoevskiana di Paul Schrader, il film è incentrato sulla rabbia, sulla
solitudine, sul nichilismo e sul senso di alienazione che la società impone all’individuo, spremuto fino al suo
eccesso, fino a diventare una macchina destinata ad andare oltre le sue possibilità (la scena del massacro
finale è un esempio emblematico). Ma queste tematiche importanti , nel corso del film, ci arrivano tramite
due elementi importantissimi: il protagonista del film, Travis Bickle (interpretato da un leggendario Robert
De Niro) e la città di New York. Cerchiamo di capire perché.

A cura di Mattia Geraci

Partiamo dall’eroe tragico di questa vicenda: Travis Bickle. L’importanza di questo personaggio risiede nel
fatto che egli sia un ex marine reduce del Vietnam, dettaglio specificato sin dalla prima scena. Da qui si
intuisce il motivo della sua insonnia, causata, probabilmente, dal ricordo delle bassezze dell’umanità
toccate nel corso della guerra. E cosa fa Travis per dimenticare il passato, per diventare una persona civile?
Diventa un taxista. Ed è qui che entra in gioco il secondo punto fondamentale per la comprensione del film:
New York. Quella città cara non solo a Scorsese, ma anche ad altri autori della New Hollywood, come
Woody Allen (“Manhattan”) e Francis Ford Coppola (“Il padrino”). Le strade di questa città sono fatte di
insegne luminose, semafori, scene di rissa, litigi, vandali, etnie diverse, persone urlanti e prostitute
sottomesse dai loro protettori. Insomma, in queste strade regna il declino morale. E Travis, dal suo taxi,
contempla attentamente un’altra guerra – ma comunque meno disastrosa del Vietnam.

 

 

Il fatto che Travis osservi la desolazione urbana dal suo taxi è significante: siccome ha sviscerato le illusioni
dell’umanità nel corso della guerra, ora è costretto a scrutare, con sguardo critico e distaccato, un mondo
da cui si sente estraneo (si pensi a tutti quei momenti in cui la macchina da presa inquadri gli occhi di Travis
che fissano i marciapiedi della città, o quando quest’ultimo guardi i passeggeri del taxi dallo specchietto).
Infatti, il modo in cui New York viene mostrata accentua non solo l’atmosfera generale del film, ma persino
l’interiorità di Travis. Quando egli guida per le strade newyorkesi, mostrandoci la desolazione che corre
lungo le strade, le luci semaforiche e delle insegne si riflettono sull’asfalto bagnato, creando una sensazione
straniante e psichedelica, come se il mondo che Travis vive sia solo una grossissima illusione. New York è un
contesto sgretolato, notturno, profano e illusorio, in cui non c’è spazio per l’innocenza. E lo stesso Travis ne
è consapevole, dato che tra i suoi passatempi vi sia quello di entrare nei cinema porno della città, l’unico
luogo in cui egli possa sfogare la sua rabbia sessuale. Qui il senso del personaggio è palese: represso e solo,
cerca il conforto in un piacere effimero che rende soltanto l’anima più sporca – una concezione che
rimanda ai pensieri di Herbert Marcuse.

Quindi, sin dai primi momenti del film, si intuisce come Travis sia un taxista insonne ormai troppo sveglio –
in tutti i sensi – per poter accettare la bruttezza di New York, e lo capiamo tramite la sua relazione con la
città, ma soprattutto con la sua politica (la relazione fallita con Betsy, impiegata dello staff elettorale del
senatore Palantine) e con il degrado puro che nasconde (la vicenda di Iris, una giovane ragazzina che viene
prostituita, porterà il protagonista al culmine della disperazione).

 

 

La magia del cinema è che anche senza le parole esso può arrivare a comunicare qualsiasi cosa, sempre
tramite fotogrammi in movimento. E in Taxi Driver ci viene detto qualcosa nel momento in cui Travis tocca
le strade di New York. Ma cosa ci viene detto di preciso? Non c’è solo l’alienazione, la solitudine e il
nichilismo, c’è qualcos’altro, altrimenti non si parlerebbe di “opera d’arte” – nel senso più romantico del
termine.

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