Roger Dean: quando l’arte pittorica e la musica entrano in simbiosi

Nella seconda metà degli anni ’60 i dischi a 33 giri iniziarono ad affermarsi sempre di più a livello di vendite a discapito dei  45 giri, quelli che oggi vengono chiamati “singoli”.

Il formato più grande permetteva agli artisti e alle band di inserire molti più brani in confronto a quello più piccolo, che ne permetteva solo 2 e in rari casi arrivava a 4. Qui potevano sviluppare meglio le loro idee musicali, avventurandosi anche in composizioni dalla lunga durata. A questo punto diventava importante pensare a delle copertine per i loro lavori che fossero più accattivanti e ricercate, sfruttando proprio l’ampiezza dell’oggetto.

Ed è qui che si verifica l’incontro tra arte pittorica ed illustrativa legata proprio alle cover dei dischi.

A cura di Marco Cingottini

Tra i primi, neanche a dirlo, ci furono i Beatles, che già con Revolver e poi, più marcatamente, con la leggendaria copertina di Sgt.Pepper, dimostrarono al mondo intero che anche la copertina di un LP potesse essere importante per attirare la curiosità degli appassionati di musica.

Questo, ovviamente, scatenò da parte di tutti gli altri artisti e band la voglia di presentare i loro albums con delle cover che rappresentassero al meglio il sound che il disco conteneva.

Il progressive fu uno dei più adatti ad adottare questa novità, non a caso si possono trovare delle piccole opere d’arte nelle copertine degli album di parecchie band che suonavano questo genere molto particolare, influenzato da richiami alla musica classica.

https://gallery.rogerdean.com/

Tra i pittori ed illustratori, che caratterizzarono soprattutto gli anni ’70, ci fu sicuramente l’inglese Roger Dean che legò il suo nome prevalentemente alla band degli Yes, una delle più rappresentative del genere progressive.

Disegnò le cover anche per band come Uriah Heep e i Gentle Giant, ma è con il gruppo di Ion Anderson e compagni che Dean mostrò tutto il suo talento, riuscendo a trasmettere perfettamente le atmosfere che avremmo ascoltato una volta partito il disco.

La sua tecnica di pittura che si muove tra acquarello, inchiostro e carboncino mostra  opere molto suggestive tra il Fantasy e la New Age. Roger Dean disegna paesaggi in cui le “forme” non sono mai quello che sembrano – rocce che assomigliano a piante che assomigliano a nuvole e così via – dando un effetto straniante a tutto il contesto.  La presenza umana è rara e dove questa appare entra essa stessa nel gioco delle forme ripetute e spesso assomiglia a piante o altri elementi del paesaggio. Quello che colpisce è una predilezione per le curve quasi mai asimmetriche, che ritroveremo più avanti nelle suoi progetti architettonici.

Vediamo qui alcuni esempi di suoi lavori con gli Yes:

Tales from topographic ocean

 

Close to the edge

 

Anderson/Bruford/Howe/Wakeman

La sua collaborazione con l’universo “Yes”, a cui ideerà anche  il logo che li ha sempre contraddistinti, si estenderà anche ai  lavori solisti dei componenti della band inglese, andando avanti anche nella decade successiva e rimanendo un tratto distintivo che si identifica al 100% con i loro albums.

Si può dire senza tema di smentita che gli uni non possono fare a meno degli altri.

Nei lavori con gli Uriah Heep e i Gentle Giant (l’album Octopus) i disegni sono leggermente diversi, mantenendo pur sempre il suo tratto caratteristico. Qui ne vediamo due esempi:

http://doorofperception.com/2014/07/roger-dean-floating-dreamlands/
Uriah Heep

 

http://rock-prog.over-blog.com/article-gentle-giant-octopus-decembre-1972-118062719.html

Insomma, veramente una goduria per i nostri occhi, e la dimostrazione di come pittura e musica passono unirsi in un abbraccio veramente bello. Roger Dean ne è stato uno dei più rappresentativi, e la sua arte pittorica appare, ancora oggi, unica nel panorama di coloro che decisero di donare la propria arte all’universo musicale arricchendolo “visibilmente”.

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