Peppino Impastato : cento passi contro la mafia

Con le idee e il coraggio di Peppino Impastato

Di Roberto Testa

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“Ricordare Peppino ha ancora un senso se ancora c’è voglia di credere nella rivoluzione come momento per costruire una società dove l’uguaglianza sia il principio fondamentale perché tutti possano sorridere.” [Casa memoria Peppino e Felicia Impastato]

Impastato e Radio Aut[1]

Peppino Impastato è un uomo nato a Cinisi (Palermo) il 5 gennaio 1948, figlio di Luigi e Felicia Bartolotta : la sorella di Luigi aveva sposato un boss mafioso, Cesare Manzella, che accumulava denaro con il traffico illegale di droghe e sostanze stupefacenti; inoltre, altri parenti facevano parte dell’ambiente mafioso di Cinisi e dintorni.

Da giovane si avvicina alla politica, appoggiando il socialismo e fondando il giornale “L’idea socialista”, che però verrà censurato dopo poco tempo a causa di una non condivisione delle idee da parte del sindaco democristiano, il giudice Domenico Pellerito (cognato di un boss mafioso, Gaetano Badalamenti), e di un attacco a diversi personaggi politici, tra cui lo stesso Pellerito e il seguente sindaco, il dott. Pandolfo, per il loro clientelismo e la loro complicità con l’ambiente mafioso.

Descrive così il suo percorso politico : “Arrivai alla politica nel lontano novembre del ’65, su basi puramente emozionali : a partire cioè da una mia esigenza di reagire ad una condizione familiare ormai divenuta insostenibile. Mio padre, capo del piccolo clan e membro di un clan più vasto, con connotati ideologici tipici di una civiltà tardo-contadina e preindustriale, aveva concentrato tutti i suoi sforzi, sin dalla mia nascita, nel tentativo di impormi le sue scelte e il suo codice comportamentale […] Approdai al PSIUP (formazione politica di centro-sinistra) con la rabbia e la disperazione di chi, al tempo stesso, vuole rompere tutto e cerca protezione. Creammo un forte nucleo giovanile, fondammo un giornale e un movimento d’opinione, finimmo in tribunale e su tutti i giornali. […] Erano i tempi della rivoluzione culturale e del “Che”. Il ’68 mi prese quasi alla sprovvista. Partecipai disordinatamente alle lotte studentesche e alle prime occupazioni. Poi l’adesione, ancora una volta su un piano più emozionale che politico, alla tesi di uno dei tanti gruppi marxisti-leninisti, la Lega. […] E’ stato anche un periodo, delle dispute sul partito e sulla concezione e costruzione del partito : un momento di straordinario e affascinante processo di approfondimento teorico.”

Nel 1975 fonda a Cinisi un centro culturale “Musica e Cultura”, che non solo diventa un centro di aggregazione giovanile in cui si svolgono attività culturali e musicali, ma accoglie anche il “Collettivo femminista”, a difesa e a promozione della figura femminile, e il “Collettivo antinucleare”, contro le centrali nucleari.  Quindi nel 1976 fonda  “Radio Aut”, emittente radiofonica libera  che lo aiuta molto nel denunciare le attività dei mafiosi di Cinisi e zona, soprattutto quelle di Gaetano Badalamenti (nel film “Cento Passi” è chiamato “U zu’ Tanu”), sia attraverso le vere e proprie denunce, che attraverso la satira. Due anni dopo si candida con “Democrazia Proletaria” per le elezioni comunali, e il 9 maggio, qualche giorno dopo l’esposizione di una mostra fotografica sulla devastazione del territorio operata da speculatori e da mafiosi, viene assassinato, con un po’ di tritolo, posto sui binari della linea ferroviaria Palermo-Trapani. Qualche giorno dopo, alle elezioni, gli abitanti di Cinisi lo votano simbolicamente, per farlo ‘salire’ al consiglio comunale. I due colpevoli sono stati riconosciuti tali soltanto il 5 marzo 2001, dopo numerose indagini e processi, e i nomi sono quelli di Gaetano Badalamenti (condannato all’ergastolo) e Vito Palazzolo (30 anni di reclusione), poi successivamente deceduti.

Ricordare Peppino è d’obbligo per chi combatte ogni giorno contro la mafia, contro l’ingiustizia, contro i malcostumi e la cattiva politica, a favore della legalità, dell’uguaglianza e della vera informazione.

Peppino è un uomo che, con molto coraggio e con molta sincerità, ha voluto mostrare a tutti, allo scoperto, ciò che nella società non funzionava, ciò che era la corruzione, la mafia e l’omertà (soprattutto siciliana), che erano e purtroppo ancora sono di questa terra – e della nostra nazione – un orrendo ‘spettacolo’ al quale tutti non vorremmo assistere.

Peppino ci insegna ad osare e rischiare per il bene di tutti, a non aver paura di parlare, di criticare e di mostrare le nostre idee agli altri, senza alcun timore che queste vengano spente (o non ascoltate) o che noi veniamo ‘zittiti’ o uccisi : gli uomini passano e le idee restano. Ed è anche grazie a Peppino che si lotta ogni giorno contro la mafia e contro la criminalità. Peppino inoltre ci insegna una cosa molto importante : la cultura serve a non servire. Ci invita a non essere schiavi della società e di chi ha il potere, ci insegna a ribellarci e a dire sempre la nostra, e soprattutto a non arrenderci mai, fino alla morte.

Sito ufficiale di Peppino Impastato

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Roberto Testa

Sono Roberto, classe '96, siciliano. Studio Storia presso l’Università degli Studi di Torino e Contrabbasso Jazz presso il Conservatorio "G. Verdi" di Torino. La storia è molto probabilmente la passione più grande della mia vita, insieme alla musica, alla filosofia e alla politica..

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