Il Padrino : breve ritratto di un capolavoro

A cura di Marco Cingottini

Scena prima, interno giorno: il titolare di un’agenzia funebre sta raccontando ciò che è successo alla figlia: è stata aggredita da alcuni ragazzi che volevano violentarla, ma lei ha resistito stoicamente, salvando l’onore, e per questo l’hanno picchiata fino a sfigurarla. Adesso vuole giustizia per la figlia, e chiede un “favore” a don Vito Corleone, che è a capo della malavita organizzata di New York. Intanto fuori, nei giardini della villa del boss, si festeggiano le nozze della figlia Connie.

Questo è l’incipit del film “Il Padrino”, il lungometraggio più celebre sulla Mafia italiana negli Stati Uniti, e che rivelò al mondo il regista Francis Ford Coppola e un giovane attore sconosciuto: Al Pacino.

http://www.mymovies.it/film/1972/ilpadrino/

Ma andiamo per ordine: alla fine degli anni ’60, la Paramount Pictures acquista i diritti di un romanzo di successo, scritto da Mario Puzo: “The Godfather” (Il Padrino) e decide di farne un film, un grande affresco sulla malavita organizzata italiana a New York, alla fine della seconda guerra mondiale. La scelta della regia va, dopo una serie di rifiuti da parte di registi importanti, ad un cineasta ancora poco conosciuto: Francis Ford Coppola che, con piglio deciso, sceglie personalmente il cast di attori: nel ruolo di don Vito Corleone (il Padrino) impone Marlon Brando, non troppo gradito dalla produzione per il suo carattere irrequieto e scostante, e poi nella parte dei figli James Caan (Santino detto Sonny), John Cazale (Fredo), Robert Duvall (il figlio adottivo Tom Hagen), la figlia Talia Shire (la Connie del matrimonio) e soprattutto un giovane e sconosciuto Al Pacino, nella parte del figlio più piccolo Michele(Michael), al suo fianco nella parte di Kay, la fidanzata americana che poi diventerà sua moglie, una giovane Diane Keaton.

Il cast è straordinario, Coppola dimostra di saper scegliere gli attori: Brando è un Padrino perfetto, Caan è fantastico nella parte del figlio irrequieto, così come Cazale in quella del figlio più debole. Ma il colpo da maestro è stata la scelta, contro tutto e tutti, di Pacino per il ruolo di Michael, il figlio istruito ed educato che il padre voleva fuori dagli affari di famiglia, così da poter aspirare a diventare governatore dello stato di New York: gli avvenimenti che si succederanno nel film lo costringeranno a rivedere tutti i suoi piani.

http://sugarpulp.it/il-padrino-di-mario-puzo/

Torniamo alla scena iniziale: perché, vi chiederete, nel bel mezzo dei festeggiamenti delle nozze della figlia, Vito Corleone riceve una persona che gli chiede un “favore”, invece di dedicarsi al felice evento?

Era usanza che, il giorno delle nozze di uno dei figli, il Padrino ricevesse persone che gli chiedevano piaceri e favori in cambio della fedeltà a lui, se era la prima volta, per ribadirla, se erano già “amici”. In questo momento, lui è il padrone assoluto della malavita, grazie anche alle sua amicizie con politici potenti. Ma la fine della guerra sta portando grossi cambiamenti, un nuovo grosso affare sta prendendo piede: il commercio e spaccio di sostanze stupefacenti, che sembra più redditizio del gioco d’azzardo e della prostituzione, che fino ad allora rappresentavano il vero “business” illegale.

Sarà proprio il rifiuto da parte di Vito Corleone di accettare il nuovo business, giudicandolo pericoloso, e facendogli temere di perdere gli appoggi politici, “il gioco d’azzardo e la prostituzione stanno bene ai politici perché se ne giovano anche loro, ma la droga è sporca e non ce la perdonerebbero” è il concetto che esprime davanti al trafficante di stupefacenti che gli offre l’affare, a cambiare le carte in tavola e che porterà le altre “famiglie” a progettare la sua morte per prenderne il posto.

L’attentato alla vita del Padrino, cambierà gli equilibri anche all’interno dei Corleone, Michael, che fino a quel momento si era tenuto in disparte, entrerà di prepotenza negli affari di famiglia, prendendosi la responsabilità di uccidere colui che aveva progettato l’uccisione, mancata, Vito Corleone si salverà miracolosamente, e del poliziotto corrotto che lo proteggeva. Questo lo costringerà a sparire per un po’, uccidere un poliziotto anche se corrotto era sempre un fatto grave, e a nascondersi in Sicilia a Corleone dove era nato il padre.

http://www.cineblog.it/post/384491/stasera-in-tv-su-rete-4-il-padrino-con-al-pacino

Qui il film ha uno scatto straordinario, le riprese, girate più che altro nella provincia di Catania, ci offrono uno spaccato meraviglioso della Sicilia di quel periodo storico, in più questo parte è girata completamente in dialetto rendendo ancora più realistico il tutto, con attori del calibro di Corrado Gaipa e Franco Citti.

Purtroppo, un tragico avvenimento e il fatto che fosse stato scoperto il suo nascondiglio, costringono Michael Corleone a tornare a New York, e prendere il comando degli affari della famiglia; in questo si rivelerà determinato e spietato, in un finale di film estremamente spettacolare.

Due curiosità: nel film non viene mai pronunciata la parola “Mafia”, perché uno dei capi di una delle più potenti famiglie italo-americane iniziò una campagna di boicottaggio al film, in quanto, secondo lui, questo denigrava tutti gli italo-americani, facendoli apparire mafiosi. Così, dopo un accordo con uno dei produttori del film, si decise di togliere quella parola dal copione.

La seconda riguarda Frank Sinatra, che si riteneva tirato in ballo dal personaggio di Johnny Fontane, il cantante “raccomandato” dalla famiglia del Padrino.

Il film fece il suo debutto nelle sale cinematografiche americane il 15 marzo 1972, ottenendo un trionfo senza precedenti, superiore anche a “Via col Vento” fino ad allora il film con i più alti incassi della storia.

A “Il Padrino” fece seguito nel 1974 un sequel/prequel: “Il Padrino parte II” dove, insieme agli avvenimenti che seguiranno la fine del primo film, si narreranno le origini di Vito Corleone: dalla fuga in tenera età dalla Sicilia, era rimasto orfano, fino alla consacrazione come “Padrino”. Qui, nella parte che fu di Marlon Brando, viene chiamato un altro attore straordinario: Robert De Niro, per una pellicola che si rivelerà allo stesso livello, se non superiore, alla prima. Una terza parte verrà girata e distribuita nel 1990 senza però avvicinarsi minimamente dal punto di vista qualitativo alle prime due.

http://www.t13.cl/noticia/entretencion/estas-son-las-10-secuelas-que-superaron-a-la-original

Voglio concludere questo ricordo del film di Coppola, segnalando alcune frasi che hanno caratterizzato questo film, a cominciare da: “gli aveva fatto un’offerta che non poteva rifiutare” (l’offerta in questione era costringere a firmare un contratto con una pistola alla tempia) “su questo foglio ci sarà la tua firma o il tuo sangue”. La seconda riguarda proprio la prima scena: dopo aver ascoltato il racconto del titolare dell’agenzia funebre Vito Corleone, accarezzando un gatto che tiene in braccio, gli rimprovera di non essersi presentato di fronte a lui “con rispetto”, perché non lo ha chiamato “Padrino” (inutile dire che il padre della ragazza, per poter ottenere il “favore” che gli ha chiesto, gli bacerà la mano in gesto di “rispetto”, riconoscendo il suo potere). La terza e ultima c’è in una delle ultime scene: Michael Corleone vuole che il cognato gli confessi la sua complicità in un fatto tragico, che aveva sconvolto la sua famiglia, e alla sua insistenza nel dichiararsi estraneo ai fatti, il futuro Padrino lo guarda negli occhi e gli dice “non dirmi che sei innocente perché è un insulto alla mia intelligenza e la cosa mi disturba molto”.

E per finire, non si può non sottolineare la splendida colonna sonora, scritta dal nostro Nino Rota, diventata un classico al pari di quelle di un altro grande compositore italiano: Ennio Morricone.

Spero che questo breve ritratto, convinca le nuove generazioni, o comunque chi ancora non ha avuto ancora il piacere di farlo, a godere di questo capolavoro della cinematografia americana: sono certo che non se ne pentirà.

Buona visione!

 

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