Me and You and Everyone We Know – La storia semplice della complessità umana

Me and You and Everyone We Know è un film del 2005 scritto, diretto e interpretato da Miranda July con la
incredibile colonna sonora di Mike Andrews.

A cura di Giulia Genovese

Miranda July incornicia il complicato intreccio di personaggi in un quartiere di una città americana,
dipingendo i contorni di quella che sembra più una dimensione parallela, statica nel tempo e immune ad
eventi esterni ad essa. La storia principale che ha come sfondo questo quartiere è la storia d’amore quasi
adolescenziale che coinvolge Christine (Miranda July) e Richard (John Hawkes).

Richard lavora in un negozio di scarpe e si è recentemente separato dalla moglie che gli lascia la custodia  dei due figli. La prima impressione che lo spettatore ha di questo personaggio è che non sia molto equilibrato. Infatti, nella prima scena del film mentre la moglie sta impacchettando le sue cose, l’uomo si reca nel giardino della casa e si dà fuoco alla mano. Tuttavia, lo spettatore non è l’unico a guardare Richard con incredulità: i suoi due
figli lo fissano basiti in un mix di stupore, paura e ingenua curiosità, quasi stessero costantemente in attesa di
un nuovo drammatico gesto di rottura del padre.

Dall’altra parte c’è Christine, che prepara uno insolita clipvideo da presentare ad un museo di arte contemporanea.  La prima impressione è che sia divertente, ingenua e creativa ma si percepisce la sua difficoltà di integrarsi nel mondo che sta al di fuori della sua casa dalle pareti rosate.

Senza ombra di dubbio i due sono anime perse, sole, ingenue e insolite, ma anche autentiche e
semplici come poesia, e quando si incontrano generano una situazione di corteggiamento bizzarra e, sotto un
certo punto di vista, scomoda da guardare.

In generale, durante tutto il film, le difficoltà di interazione dei personaggi, di differente età e sesso,
emergono in ogni scena. Tutti sembrano alla ricerca di qualcosa e sono concentrati su loro stessi, per questo
motivo, forse, al momento di comunicare con altri individui risultano bloccati e le conversazioni che hanno
sono strane, bizzarre e malinconiche allo stesso tempo.
Il forte desiderio che hanno di passare del tempo l’uno accanto all’altro nella quotidianità sfocia in situazioni perverse: un bambino che seduce una matura gallerista d’arte con ingenue fantasie coprofile, due ragazzine che tentano di sedurre un uomo dalla sua finestra e finiscono per iniziare al sesso il figlio maggiore di Richard.

Christine condivide con l’anziano di cui è chauffeur la triste morte di un pesciolino rosso dimenticato sul tettino di unamacchina. Sono momenti semplici che però descrivono la solitudine e il drammatico desiderio di avvicinarsi
gli uni agli altri.
Nonostante il film abbia meritato riconoscimenti a Cannes e al Sundance, è un film difficile da recensire e
forse anche da capire, ma è certamente per la sua delicatezza, la sua complessità che vale la pena di essere
visto, soprattutto perché le immagini, il groviglio di situazioni assurde e i dialoghi comici e
inconfessabilmente drammatici lo rendono un unico e coraggioso sguardo su quello che siamo e su come
interagiamo gli uni con gli altri nella speranza di trovare qualcuno un po’ simile a noi con cui lasciarci
andare.

Trailer:

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