Max Ernst e Leonora Carrington, tre anni e una vita.

Oggi abbiamo deciso di ricordare il profondo sentimento che ha legato Max Ernst e Leonora Carrington.

Nonostante la loro relazione sia durata solamente 3 anni, dal 1937 al 1940, i due artisti sono stati vinti da uno dei legami d’amore tra i più forti che l’uomo abbia mai potuto concepire.

 

 

Ernst (Brühl 2 aprile 1891 – Parigi 1 aprile 1976) è un famosissimo esponente di Dada e del Movimento surrealista. Lavora a dipinti, sculture e objects trouvés; si dedica perfino alla scrittura di alcuni romanzi, nei quali la forza del linguaggio è messa in relazione con l’immagine tramite la potenza espressiva del collage. È un uomo estremamente affascinante e nel corso di una vita alquanto movimentata si è misurato da pari a pari con grandi donne.

 

A Weimer conosce Lou Strauss; dalla loro unione nasce Jimmy, l’unico figlio dell’artista. Nel 1942 Ernst sposa la collezionista Peggy Guggenheim, che, da vera mecenate, gli commissiona numerose opere. Successivamente, dopo aver divorziato dalla Guggenheim, incontra e sposa l’artista Dorothea Tanning, con la quale trascorre i suoi ultimi anni.

 

Nella propria autobiografia Peggy Guggenheim ammette, non senza una buona dose di autoironia, che:

 

“Leonora è stata l’unica donna che Max abbia amato”

 

Ma chi è Leonora?

 

 

Leonora Carrington nasce il 6 aprile 1917 a Chorley, nell’Inghilterra del Nord, da una famiglia alto-borghese allineata alle severe opinioni dei ben pensanti dell’epoca e ligia alle regole dettate dal compromesso sociale.

La passione artistica accompagna fin dalla giovinezza Leonora, che ha modo di frequentare prestigiose scuole di disegno a Firenze e a Londra.

 

Ed è proprio a Londra che avviene l’incontro fatale: i due si vedono per la prima volta alla mostra degli artisti surrealisti allestita ai Burlington Gardens. Leonora conosceva già le opere di Ernst, e raccontando di se stessa e del suo amore dichiara:

 

“Mi sono innamorata dei dipinti di Max prima di innamorarmi di lui”

 

Un amore considerato impossibile fin da subito: Max è sposato con Marie-Berthe Aurenche e ha 26 anni più di Leonora.

 

Ma queste sono cose di poco conto, quando si parla di arte, di amore e di passione.

 

Subito i due decidono di trasferirsi insieme a Parigi. Qui i due amanti frequentano Picasso e i Surrealisti. È un momento difficile per il gruppo: i rapporti si stanno incrinando a causa delle pressanti richieste di aderire al trockijsmo che Andrè Breton, il “padre” del Movimento, rivolge ai suoi sodali. Il rifiuto da parte di alcuni ne causa l’espulsione dal gruppo.

Al di là delle complessità del momento, la coppia si dedica con somma dedizione alla ricerca e all’arte. Leonora entra a far parte del Surrealismo rivestendovi un ruolo di primo piano; non viene considerata dal gruppo una passiva musa ispiratrice o una semplice compagna di vita, bensì come un’artista in tutto e per tutto.

 

 

 

Dopo un solo anno di convivenza a Parigi, a causa delle continue crisi di gelosia che Marie-Berthe inscena nei luoghi frequentati dalla coppia, i due decidono di trasferirsi a Saint-Martin d’Ardèche.

Trovano finalmente un po’ di serenità. Questo è il momento più proficuo per la loro vita artistica: sperimentano insieme nuovi linguaggi e nuovi bizzarri personaggi iniziano a popolare le loro storie, narrate o dipinte.

 

Le opere che licenziano sono molte, ne ricordiamo due.

 

 

Il “Ritratto di Max Ernst” (1939) dipinto dalla Carrington è un’immagine onirica. Ernst è completamente immerso in un paesaggio ghiacciato fuori da ogni tempo, indossa una lunga e folta pelliccia di una tinta tra il viola e il bordeaux e ai piedi porta dei bizzarri calzini gialli a righe. Nella sua mano si può notare un oggetto curioso: è una strana lanterna che ospita dentro di sé un cavallo. Un altro cavallo compare sullo sfondo e pare fatto di ghiaccio.

 

 

Ernst invece crea “Un peu de calme”, opera dal titolo emblematico che immortala la sua amata in un ambiente onirico e avulso da qualsiasi dimensione temporale. La tecnica che usa è quella della decalcomania.

 

Ma le cose sono destinate a precipitare.

 

Max Ernst è cittadino tedesco e per questo motivo viene internato due volte: nel campo di detenzione di Largentière come “straniero nemico” e a Les Milles, con l’accusa di aver cospirato con i Tedeschi. Leonora inizialmente riesce a fargli visita ogni giorno, ma poi torna a Saint-Martin, dove per lei inizia un periodo terribile, segnato dall’angoscia per la guerra imminente, dalla cruda solitudine della vita senza Max e dall’incertezza relativa alle di lui condizioni. Tutto questo la porta ben presto ad accusare i sintomi di un grave esaurimento nervoso.

 

Quando nel 1939 i soldati di Hitler invadono la Francia le cose precipitano definitivamente. Non solo Ernst è tedesco, è anche esponente di quell’arte cosiddetta “degenerata”, e dunque la vittima perfetta di una guerra tanto spietata. Riesce a riparare a Marsiglia e nel 1940 torna rocambolescamente a Saint-Martin d’Ardèche; ma ad aspettarlo non c’è nessuno.

 

Leonora è da poco fuggita in Spagna, dove, con la complicità della sua famiglia, è stata internata. I medici le diagnosticano una grave forma di “follia” e le somministrano molte medicine che non fanno altro che peggiorare la sua delicata situazione.

Nella malattia Leonora incontra e stringe amicizia con un diplomatico messicano: Renato Leduc. Più tardi i due si sposano ed espatriano negli Stati Uniti.

 

Max Ernst, dal canto suo, torna a Marsiglia in attesa della possibilità di fuggire negli USA. La fuga avviene grazie alla già citata Peggy Guggenheim che mette un aereo privato a disposizione di Ernst e di altri artisti. L’aereo parte da Lisbona e li trae finalmente in salvo.

Max e Leonora si incontrano di nuovo ma, ormai, non sono più il Max e la Leonora del 1937. Le loro vite si incociano in un mercato della capitale portoghese, ma troppe cose sono cambiate per poter sperare in una nuova vita insieme.

 

Ernst in una lettera datata 8 maggio 1941 scrive:

 

“Ho ritrovato (e perso ancora) Leonora (…) è irriconoscibile (…) è sconfitta”.

 

Non ha mai smesso di amarla e non vuole arrendersi. Tenta di riconquistarla un’ultima volta ma è costretto a cedere.

 

A New York frequentano la stessa compagnia di artisti esiliati e si incontrano spesso; una foto del 1942 li ritrae insieme nel salotto di casa Guggenheim.

 

Dopo la partenza per il Messico di Leonora, che lì morirà il 25 maggio 2011, non si sono più visti; ma poco importa: entrambi continueranno a ricordarsi l’un l’altra nei colori e nelle parole, fino all’ultimo respiro.

 

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Maria Novella

Mi chiamo Maria Novella, sono una studentessa di beni culturali e faccio parte della compagnia teatrale "Via le Sedie". Arte e teatro sono le mie più grandi passioni.

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