Le responsabilità nella Prima Guerra mondiale

La Prima Guerra Mondiale è stata una terribile carneficina che ha scritto indubbiamente una delle più brutte pagine della storia dell’umanità, togliendo la vita a più di 17 milioni di persone e stravolgendo tutti gli equilibri politici, economici e sociali dell’Europa e del mondo. E su questo non ci piove.

 

A cura di Roberto Testa

 

Ma perché è scoppiata la guerra, chi l’ha voluta?
Non è una domanda semplice, e per rispondere dobbiamo considerare tutte le questioni di inizio secolo : abbiamo diverse tensioni causate principalmente da rivalità di vario genere tra stati. Molti paesi in via di sviluppo o già sviluppati, tendono ad espandersi e puntano principalmente ad una politica che ha gli sfondi più variegati : c’è chi tenta, come la Gran Bretagna, di confermare il proprio dominio sui mari, chi, come la Germania, tenta di concorrere agli inglesi e ad una politica mondiale (Weltpolitik), chi come la Russia, tenta di svilupparsi e di ottenere sbocchi sul Mediterraneo, e chi, come l’Austria-Ungheria di porre i Balcani sotto la sua corona, proprio come la rivale e giovane Serbia. Insomma, ogni paese vuol far valere le proprie istanze “nazionaliste”, in un modo o nell’altro. Anche l’Italia non si nasconde dallo scenario, richiedendo a gran voce le “terre irredente” del Nord-Est come il Trentino, l’Alto Adige e parte dell’attuale Friuli-Venezia Giulia (Trieste, Gorizia), territori italofoni (e maggiormente popolati da italiani) non annessi al Bel Paese durante il professo di unificazione.

Si formano dunque, sia per interessi comuni che per rivalità comuni, le alleanze che alla fine andranno a costituire due blocchi : le potenze dell’Intesa (inizialmente formate da Regno Unito, Francia e Russia, dal 1907) e le potenze dell’Alleanza (inizialmente Germania, Austria-Ungheria e Italia, dal 1882).

Il cancelliere tedesco Bismarck aveva in qualche modo previsto lo scoppio di un conflitto di grandi dimensioni, dicendo che sarebbe scoppiato “per qualche idiozia nei Balcani”, e infatti così fu.  Il 28 giugno 1914, un fortuito attentato all’erede al trono d’Austria-Ungheria, Francesco Ferdinando d’Asburgo, ad opera di un giovane nazionalista serbo, scatenò l’indignazione degli austriaci : ciò portò  l’Austria-Ungheria a lanciare due ultimatum (anche provocatori) alla Serbia, che in parte li rifiutò (non voleva dei funzionari austriaci nel proprio paese), facendo scoppiare il primo scontro. Ma, se non ci fossero stati motivi più importanti e “nascosti”, la guerra sarebbe potuta finire lì, nei Balcani, con interventi difensivi della Russia (che difendeva per la religione ortodossa – ma anche per interessi dovuti alla vicinanza territoriale e agli sbocchi sull’Adriatico – la Serbia) e di aiuto offensivo della Germania (che era legata per tradizione, vicinanza territoriale ed etnica all’Austria-Ungheria). E i motivi più importanti c’erano : la Germania aveva da tempo pensato di attaccare la Francia (rivalità inasprita anche dalle recenti crisi, che videro la perdita del Marocco da parte della Germania) e aspettava solo un momento adatto per colpire, e gli alleati austriaci glielo fornirono su un piatto d’argento. Come ci dimostra lo storico Fischer in una sua trattazione, abbiamo molti documenti che testimoniano che la Germania ha desiderato lo scontro austro-serbo per dare il via alla guerra (“Assalto al potere mondiale. La Germania nella guerra 1914-1918”, Einaudi, Torino 1965). Dunque la grande potenza industriale e militare europea, forse sopravvalutando troppo le sue forze e sottovalutando il nemico, promette all’Austria-Ungheria l’aiuto in attacco (nonostante la Triplice alleanza fosse un accordo difensivo) e ne approfitta per attaccare le due potenze temute da est e ovest : Russia e Francia.

Possiamo allora dire che sulla Germania grava buona parte delle responsabilità dell’esplosione del conflitto, ma, come ci ricorda lo storico britannico Taylor (Storia della prima guerra mondiale, Vallecchi, Firenze 1967), “i governi, come gran parte delle popolazioni, non opposero resistenze agli attacchi e alla guerra, anzi molti di loro furono entusiasti all’idea di scendere in campo e combattere per risolvere le controversie, pressati anche dalle industrie belliche in via di sviluppo“.

Solo alcuni gruppi socialisti di Russia, Serbia ed Italia erano contrari alla guerra, per ideologia e perché non vedevano quel “progresso” che secondo alcuni movimenti nazionalisti portava, ma soprattutto perché la loro politica non puntava all’espansionismo, bensì all’internazionalismo, alla collaborazione e all’uguaglianza di tutti i Paesi. Altre frange socialiste, però, vedevano nella guerra una grande opportunità per cavalcare l’onda del malcontento delle masse (dovuta alle condizioni di povertà e miseria che si sarebbero necessariamente verificate alla conclusione del conflitto) e quindi per spingerle alla “rivoluzione”.

Come ben sappiamo, la guerra si rivelò una vera e propria disfatta per le potenze della Alleanza (intanto l’Italia aveva abbandonato l’accordo, cambiando schieramento) e colleghe, che vennero completamente annientate (l’assurdo sta nel fatto che furono loro ad attaccare) in ogni angolo del mondo; così, dopo la svolta decisiva del 1917 con l’entrata in guerra degli USA e l’uscita della Russia per le rivoluzioni interne e la presa di potere da parte dei bolscevichi, la guerra si avviò verso la fine e nel 1919 il conflitto terminò ufficialmente con la resa e la sconfitta dell’Alleanza.

Quali conseguenze si ebbero? Cosa comportò la pace?
La pace più importante (Trattati di Versailles), alla quale fu sottoposta la Germania, fu una vera e propria umiliazione per il paese, poiché era un “diktat”, una pace dettata e obbligata fortemente da Francia e Inghilterra, senza che la Germania potesse scendere a compromessi.

Mai era stato inflitto ad un popolo con maggior brutalità una pace così opprimente e così ignominiosa come al popolo tedesco la pace vergognosa di Versailles. In tutte le guerre dei secoli passati, la conclusione della pace era stata preceduta da negoziazioni di pace tra vinti e vincitori. (…) La pace di Versailles ci ha rubato più di settantamila chilometri quadrati e più di sette milioni d’abitanti” – così scrive l’ex-cancelliere tedesco Bernhard Wilhelm von Bulow (1931).

In questo modo si distrusse economicamente e militarmente una potenza mondiale e la si spinse ad alimentare ancor di più quel sentimento di rivincita.
“Non ci perdoneranno, non cercheranno che l’occasione per una rivincita, niente distruggerà la rabbia di coloro che hanno voluto stabilire sul mondo la loro dominazione e che hanno creduto di essere così vicini dal riuscirci” spiega Georges Clemenceau, capo del governo francese, rivolto al presidente americano Wilson durante le discussioni di pace (1919).

 

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Ma, oltre a questo, furono poste le repubbliche di Polonia e Cecoslovacchia come stati cuscinetto alla Germania, che a sua volta fu divisa in due parti da un “corridoio interno” che portava alla città portuale di Danzica.
Fu una mossa un po’ azzardata, come aveva previsto il primo ministro inglese Llyod George in un memorandum al primo ministro francese Clemenceau (25 marzo 1919) : “Non posso immaginare nessuna maggior causa di guerra futura di quella che il popolo tedesco, che ha indubbiamente mostrato d’essere una delle razze più forti e potenti del mondo, venga circondato da un numero di piccoli stati, molti dei quali composti da popoli che non hanno mai avuto un governo stabile per sé, ma ognuno dei quali componesse grandi quantità di tedeschi richiedenti l’unione con la madrepatria.”

Nonostante ciò, così giustifica la scelta del “corridoio di Danzica” un deputato francese, Charles Benoist, secondo lo stesso parere del presidente americano Wilson, in un discorso pronunciato all’Assemblea nazionale (agosto 1919):

Non ci sarà una vera Polonia se essa non avrà uno sbocco libero e sicuro sul mare. Ora, la Polonia non tocca il Baltico che per un lembo di costa su cui è impossibile costruire un buon porto. Da qui, la soluzione di Danzica, città tedesca, eretta a città libera in modo da dare alla Polonia un porto libero. Ma, siccome la Prussia orientale resterebbe separata dalla Germania, ecco l’altra soluzione del corridoio tedesco che attraversa il territorio di Danzica.”

 

Ma un altro pericolo temevano la Francia e soprattutto l’Inghilterra : il fatto che la Germania, nella sua condizione di povertà (era stata così ridotta da loro), potesse conoscere l’avvento della rivoluzione bolscevica, seguendo l’esempio della Russia. Onde evitare questo problema, si creò un “cordone sanitario” che aveva come scopo quello di dividere queste due grandi potenze, con appunto gli stati cuscinetto prima citati (ciò sarà un’altra causa e un altro importante territorio di battaglia della Seconda Guerra Mondiale). In effetti, ci fu un tentativo di rivoluzione, che aveva come portavoce Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht, ma venne represso duramente dall’esercito tedesco : infatti i due esponenti del neonato Partito Comunista di Germania vennero rapiti durante una manifestazioni e assassinati il 15 gennaio 1918, diventando i martiri più romantici dell’intera tradizione comunista.

 

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Infine, fu un “urlo nel vuoto”, quello del presidente americano Wilson, che con i suoi famosi 14 punti aveva cercato di risolvere già dal 1918 la questione della guerra : il suo tentativo era quello di far concludere il conflitto e avviare in Europa e nel mondo una politica piena di libertà a favore di una pace duratura, dunque contro una guerra che non rispettava le popolazioni, con l’aggressione e la bruta forza.

La vera guerra non era terminata : la Germania non voleva ammettere le sue colpe e considerava ingiusta la “punizione” inferta dalle potenze. La sconfitta si faceva sentire nell’economia e nel cuore dei tedeschi, come fa comprendere il caporale Adolf Hitler, venuto a conoscenza dell’armistizio (1918) : “E così tutto era stato invano … Tutto era accaduto solo perché un’accozzaglia di spregevoli criminali potesse mettere le mani sulla patria? … Più cercavo di fare chiarezza sugli atroci eventi di quell’ora e più l’onta dell’indignazione e del disonore mi bruciava le tempie. Seguirono giorni terribili e notti anche peggiori: sapevo che tutto era perduto… In quelle notti crebbe dentro di me l’odio, odio per i responsabili di un tale misfatto. Nei giorni che seguirono, si fece la luce sul mio destino… Per parte mia, decisi di entrare in politica”.

La Germania non poteva continuare a vivere in quelle condizioni e una pace fatta e stabilita in quel modo non poteva avere una lunga durata : la Prima Guerra Mondiale, definitivamente, gettò i presupposti per lo scoppio del secondo conflitto mondiale.

 

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Roberto Testa

Sono Roberto, classe '96, siciliano. Studio Storia presso l’Università degli Studi di Torino e Contrabbasso Jazz presso il Conservatorio "G. Verdi" di Torino. La storia è molto probabilmente la passione più grande della mia vita, insieme alla musica, alla filosofia e alla politica..

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