Jocelyn Pulsar “Contro i giovani” (recensione-anticipazione)

Se puntiamo lo sguardo verso la scena “indie”, o meglio “it-pop”, troviamo inevitabilmente i vari Calcutta, Gazzelle, Thegiornalisti (questi ultimi spesso indicati come quelli che hanno “ucciso l’indie”) e via dicendo. Ma questa scena è sempre stata dominata da loro? Ed è sempre stata la stessa, negli ultimi 15 anni?

A cura di Roberto Testa

 

 

Uno dei primi cantautori che si è approcciato nel nuovo millennio a questo mondo è Francesco Pizzinelli, in arte Jocelyn Pulsar. Joycen è uno di quei ragazzi che già dal 2003 iniziano a pubblicare dischi con diverse etichette indipendenti italiane. Sono tempi in cui ancora non c’era Spotify e in Italia neanche MySpace, che già fa “vecchio, molto vecchio”. Oggi MySpace, tra le nuove generazioni, non lo ricorda più nessuno. Per capirci, parliamo di quando ancora non si chiamava “progresso” il telefono che “sceglie per te la musica da ascoltare”, di quando ancora il mondo digitale non aveva invaso completamente le nostre vite e di quando “la sera, senza cellulare, noi facevamo sesso”.

 

 

Ed è forse questo il senso di “Contro i giovani”, nuova uscita (in programma il 12 ottobre 2018, Cabezon Records) del cantautore forlivese che si racconta all’interno di una realtà diversa, la realtà dei quarantenni. Per certi versi è un mondo lontano da quello degli adolescenti nati negli anni 2000, clienti e consumatori della musica contemporanea.
È una realtà diversa, dove sua figlia è cresciuta e non si trova più tra le sue braccia, mentre ripensa alla prima “scopamica” e a tutte le volte che non ha fatto altro che “presentare il conto alla sfiga, che tanto non pagherà”, o alle balene che “sembrano sempre così felici”, malgrado tutto.

 

È un disco in cui Jocelyn non si allontana tantissimo, se non per le sonorità, dal suo modo di scrivere, vicino a tutti quei nostalgici dell’indie delle origini. La sua non è una visione lontana dalla realtà, ma è il punto di vista del vecchio e saggio maestro che ha visto crescere i suoi allievi e i suoi discepoli ed è per questo consapevole che qualcosa non è andata per il verso giusto.

 

“Il recensore entusiasta del mio disco,

stasera è andato a sentire Calcutta, e mica me”

 

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Roberto Testa

Sono Roberto, classe '96, siciliano. Studio Storia presso l’Università degli Studi di Torino e Contrabbasso Jazz presso il Conservatorio "G. Verdi" di Torino. La storia è molto probabilmente la passione più grande della mia vita, insieme alla musica, alla filosofia e alla politica..

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