Intervista a Tutte Le Cose Inutili

Ciao ragazzi!
Leonardo e Francesco come si incontrano, ma soprattutto come e quando decidono di dare vita a “Tutte le cose inutili?”
Meo iniziò a uscire nel mio gruppo di amici nel 2010, ma io me ne accorsi solo un paio di anni dopo (abbiamo probabilmente fatto vacanze e capodanni insieme senza nemmeno rivolgerci la parola). Io iniziai a scrivere le prime cose e a volerle portare in giro, e dopo due concerti da solo, urlati e distorsi e disperati, Meo mi propose di darmi una mano. Tre prove, e ci ritrovammo a suonare a Genova il nostro primo live, giugno 2012.

Come mai la scelta di questo nome?
Tutte le cose inutili sono tutte le piccole cose, quelle insignificanti ma anche i dettagli che cambiano tutto. Sono quelle persone che magari per un attimo, e magari senza nemmeno accorgersene, a te e in quel particolare momento della tua vita hanno dato qualcosa. Tutte le cose inutili è il tempo che il mondo ci dà per esprimerci, ma sottovoce. E’ anche una frase di una canzone dei Massimo Volume che dice, “tutte le cose inutili che le mie mani hanno fatto”.

Qual è il ricordo più bello che avete?
Se chiudo gli occhi vedo i visi delle persone che ci hanno fatto stare bene in questi anni su e giù per l’italia, vedo pezzi di locali, pezzi di letti, di autostrade, vedo l’abbraccio con Meo dopo ogni concerto.

Avete un’etichetta discografica?
Abbiamo fatto due dischi, due libri, 170 concerti totalmente da soli, senza aiuto alcuno, solo sbattendosi, con tutta la forza e la voglia e la passione che usciva da dentro. Per il prossimo disco sarà diverso, aspettavamo da tempo questa occasione, una famiglia che ci vuole bene e crede in noi, e penso che ce la siamo meritati, siamo arrivati all’orecchio delle persone con i nostri sorrisi genuini, le nostre emozioni vere, le nostre minuscole conquiste.

A me la voce di Leo e anche qualche vostra sonorità ricordano altre band italiane, come ad esempio “Le luci della centrale elettrica” o “Dente”, vi ispirate a loro e anche ad altri o sbaglio?
Inconsciamente i nostri ascolti entrano nelle nostre canzoni, mi imbattei da subito nel demo di Vasco Brondi, scaricandolo su Emule (davvero altri tempi), e così i Marta sui tubi e via dicendo gli altri. Se dovessi scegliere un modello questo sarebbe Federico Fiumani, per la sua vita nella musica, e la sua capacità di essere trasparente e puro, e punk.

Come avete registrato i vostri album/Ep? E quali sono i loro titoli?
Il primissimo disco “E forse ne faccio due” è stato un disco solista, con strumenti finti da computer a accompagnare la mia voce e la mia chitarra. Non è bello, ma ne avevo bisogno, dovevo sputarle in faccia questi pensieri, e senza aspettare. “Preghiere Underground“, che suoniamo sempre per ultima, è nata un giorno prima di finire le voci, il pomeriggio la scrissi e il giorno dopo la registrai. Poi nel 2014 è uscito il primo vero disco, “Dovremmo essere sempre così“, che ci ha permesso di suonare in 170 concerti in tutta Italia e arrivare all’orecchio di qualcuno, anticipato dall’ep Esclusi che racchiudeva quattro canzoni appunto escluse dal disco. Nel 2016 è uscito il singolo Stelle Comete, un reading musicato, registrato completamente in modo fortuito (abbiamo fatto da cavia ad una lezione di mixaggio e master in uno studio di registrazione), ma che è piaciuto molto. Per il nuovo album dovrete aspettare poco, promesso, ed è il lavoro più bello che abbia mai fatto, che io e Meo abbiamo mai fatto.

Disegno di Adele Bilotta – Altri disegni su : https://www.instagram.com/quattropassiconme/

A Giugno 2013 esce il libro + cd dal titolo “Preghiere Underground”, cosa vi ha lasciato quest’esperienza?
Nel 2013 è uscito Preghiere Underground, e nel 2016 Luce e notte fonda, due libri piccoli ma per noi molto importanti. Il confine tra musica e parole in ciò che scriviamo è labile, il libro è come se fosse una canzone lunga senza note. Inoltre nei concerti eseguiamo sempre almeno un reading tratto dal libro, musicato. Questi due libri sono flussi di coscienza, 27 anni di vita regolare ma speciale, le notti a dormire in una macchina piena di strumenti, i concerti davanti a nessuno, un pensiero felice dopo dieci pensieri tristi, e comunque quello felice è sempre più forte di tutto. E’ stato importante, ci ha avvicinato molto alle persone, chi era rimasto colpito da una canzone, leggendo il libro ci è entrato dentro, si è guardato intorno, e ha capito.

Tra 10 anni vi immaginate proprio così come siete? O con una band più numerosa?
L’essere in due è stata sia una scelta che una necessità. Una scelta perché gia due teste pensanti a volte sono troppe, e con Meo, pur essendo due persone totalmente diverse, ci siamo trovati subito bene, come fratelli, coi silenzi, le litigate, i progetti, gli abbracci. Una necessità perché un’altra persona nella nostra Pixo non ci entra magari e sarebbe una bocca in più. Tra dieci anni vedremo, mi immagino qualcuno a farci compagnia sul palco, ma Tutte Le Cose Inutili sono e sempre saranno Leo e Meo.

Dove possiamo seguirvi?
Ci potete trovare un po’ ovunque, sulla pagina facebook, su instagram, spotify…
Scriveteci se ci volete chiedere qualcosa, condividete se vi piace, così le cose inutili continuano a vivere, passando di parola in parola, di bocca in bocca. Per il tour ormai aspettiamo l’uscita del disco, ma poi non ci fermeremo più, i chilometri non ci spaventano.

Qual è la canzone alla quale siete più affezionati, e perché?

Difficile scegliere tra i tuoi figli, magari sai che c’è quello più bello, quello più intelligente, quello più sensibile, ma è difficile spiegarlo. Direi la prima, scritta nel 2011, quando non avevo ancora mai cantato, né suonato da solo, quando ancora le cose inutili non esistevano, nemmeno l’idea. C’era un qualcosa da esorcizzare, una macchina in un parcheggio, una chitarra acustica, e un quaderno. Lì nacque Idee #3.

Un saluto ai nostri lettori!
Ciao amici, se volete entrare nel coloratissimo mondo delle cose inutili non c’è neanche bisogno di bussare, la porta è aperta, vi aspettiamo. Leo e Meo.

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