Intervista ai Jx Arket

Oggi abbiamo il piacere di intervistare i Jx Arket, formazione post hardcore di Torino. Il gruppo è formato da Andrea Mazzocca e Bruno Consani (chitarre), Davide Giaccaria (voce), Marco Mei (batteria) and Paolo Brondolo (basso).
A cura di Roberto Testa 
Ciao ragazzi! Cosa significa “Jx Arket?” Nome in codice? Messaggi per gli alieni? Cosa si nasconde? 

Ciao ragazzi! Il nome Jx Arket in realta’ e’ frutto del caso. Quando ancora la formazione della band non era del tutto definita, provavamo in una sala ad ore in Via Spalato a Torino, di sera. La prima volta che siamo usciti dalle prove – dopo aver abbozzato il nostro primo pezzo, “Day Off” – era sera molto tardi, e lì fuori spiccava nel buio un’insegna rotta di un supermercato cinese che si chiama Jx Market. La M era quasi fulminata e lampeggiava. Ci siamo guardati e ci siamo detti che sarebbe stato un bel nome. Un mese e 1000 proposte alternative dopo, così è stato. Questa circostanza l’abbiamo anche ripresa nel nostro primo video, “I’ll be the one”.

 

 

Il vostro genere è “Post Hardcore”, per certi versi anche vicino allo Screamo. E’ per questo che scrivete i testi in inglese? Avete mai pensato di scrivere qualcosa in italiano?

Post Hardcore, Screamo, Post Punk, Punk Hardcore, Melodic Hardcore, Emo anni ’90… Ce ne siamo sentite dire tante. Probabilmente sono tutte vere, nella stessa misura in cui non e’ vera nessuna. Scriviamo in inglese innanzitutto perché il 90% dei nostri ascolti  è in quella lingua. E’ altrettanto vero che siamo assolutamente consapevoli che certo screamo italiano, o francese, non ha nulla da invidiare a nessuno, e riesce ad essere diretto ed efficace in lingua madre. Come band ci siamo confrontati dal principio su questo aspetto, ed abbiamo condiviso il sogno di voler tentare di essere una band di respiro più ampio possibile. Avevamo l’urgenza di dire delle cose a più gente possibile, e l’inglese ha una dimensione più internazionale in questo.

Chi scrive i testi? Di cosa parlano le vostre canzoni? 

I testi li scrive Dave, il cantante, con cui inevitabilmente ci si confronta sui temi. Credo che il fil rouge dell’album “Meet me Abroad” sia un senso profondo di disagio e disappartenenza rispetto a questo gigantesco teatro dell’assurdo che ogni giorno la società odierna ci propone e ci propina. In Italia poi ne siamo campioni del mondo. I testi parlano di questo: siamo ormai stufi di essere stufi di tutto. Vorremmo passare oltre, incontrarci in una realtà diversa, laddove una qualche forma di consapevolezza altra prendesse il posto delle ossessioni, le paure, i falsi miti, le illusioni e le disillusioni del mondo di oggi. “Abroad”, appunto.

Siete appena tornati da un bel tour europeo! Com’è andata? Cosa avete fatto di bello? 

Siamo evasi. E’ stata un’esperienza assolutamente indimenticabile e illuminante. Abbastanza inaspettata, peraltro. E’ arrivata questa possibilità all’improvviso dopo nemmeno un anno di attività, e l’abbiamo colta al volo. Andare in tour e’ sempre una figata, si sa. Vivere un periodo in cui si fa esattamente la vita che ognuno di noi sogna di fare e’ indubbiamente quanto di meglio si possa chiedere. Abbiamo fatto più di 3000 km nell’Europa dell’Est, che perlopiù non conoscevamo, e 12 concerti, dando sempre tutti noi stessi. Girato, mangiato schifezzissime, conosciuto persone, ubriacati, vomitato 3 giorni, finiti in pronto soccorso, minacciati con un taglierino, pianto dalla gioia. Non ci siamo fatti mancare nulla. Non vediamo l’ora di ripartire.

Com’è nata l’idea del vostro ultimo videoclip, Aokigahara?

“Aokigahara” è una famosa, o meglio famigerata, foresta in Giappone, conosciuta per essere la sede di una grande moltitudine di suicidi. La canzone parla propriamente di solitudine e suicidio, per cui il passaggio logico che ha portato allo sviluppo della storia dietro il video è stato abbastanza immediato.


Qual è stata la vostra esperienza musicale più bella fino ad oggi? 
Beh, per tutto quello che ti ho detto prima, l’esperienza più bella ed autentica e’ stata senza ombra di dubbio il “Meet me abroad” Tour. Anche se devo dire che stare insieme e suonare è bellissimo sempre ed in ogni circostanza.

Progetti futuri? 

Sempre. Stiamo scrivendo canzoni nuove per un disco in uscita in Autunno, e che ci sta entusiasmando. Prima dell’estate inoltre stiamo progettando l’uscita di un nuovo video. Infine stiamo cercando di organizzare un altro tour per l’Autunno. #StayArket

Un saluto ai nostri lettori! 
Ciao, grazie a voi per averci coinvolto ed un saluto a tutti i lettori che sono arrivati fino qui 🙂 Ci si vede prima o poi sopra o sotto un palco.
Grazie mille!
Potete seguire i Jx Arket su Facebook o ascoltarli su Spotify!
Rating: 5.0/5. From 2 votes.
Please wait...

Roberto Testa

Sono Roberto, classe '96, siciliano. Studio Storia presso l’Università degli Studi di Torino e Contrabbasso Jazz presso il Conservatorio "G. Verdi" di Torino. La storia è molto probabilmente la passione più grande della mia vita, insieme alla musica, alla filosofia e alla politica..

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: