Effetto Werther: l’emulazione del suicidio

A cura di Claudia Balmamori

L’effetto Werther, meglio noto nella letteratura scientifica sotto il nome generale di Copycat Effect  è un fenomeno studiato in psicologia per cui la notizia di un suicidio pubblicata dai mezzi di comunicazione di massa provoca nella società una catena di altri suicidi.

Il primo a parlare dell’ Effetto Werther fu il sociologo David Phillips  con riferimento al romanzo I dolori del giovane Werther di Johann Wolfgang Goethe (1774) da cui prende il nome.

Il giovane Werther in occasione di un ballo incontra Charlotte, soprannominata Lotte, una ragazza del luogo già promessa in sposa ad Albert il quale si trova temporaneamente fuori città. Werther pur consapevole di non poter amare la giovane decide comunque di frequentare lei e la sua famiglia, finendo inevitabilmente per innamorarsene perdutamente. Il protagonista ormai in preda allo sconforto e al continuo malumore, decide di abbandonare la cittadina di Wahlheim per recarsi in città e cercar d’iniziare una carriera da diplomatico nella speranza di poter dimenticare Lotte e il suo amore per lei.

Tornato al villaggio viene a sapere del matrimonio tra Albert e Charlotte, evento che sortirà nel giovane protagonista solamente sentimenti negativi portando ad una crescente infelicità che lo accompagnerà per il resto dei suoi giorni.

Nonostante Lotte cerchi di consolarlo assicurandogli che ogni infelicità sarebbe scomparsa appena avesse conosciuto un’altra ragazza, Werther non riesce a liberarsi da questo ossessivo amore platonico.

Al ritorno di Albert, Werther gli chiederà di prestargli le sue pistole. Dopo aver acconsentito sarà Lotte stessa a porgerle al giovane amico con mano tremante, forse immaginando il funesto esito di quel gesto.

Werther dopo aver scritto una lettera d’addio a Lotte, si sparerà alla tempia mettendo fine al suo dolore incolmabile, con quelle stesse pistole prestategli da Albert pochi giorni prima.

Negli anni seguenti alla pubblicazione del romanzo l’aumento dei suicidi fu preminente e lo stesso accadde anche nei paesi nei quali vennero pubblicate traduzioni del libro.

I giovani lettori di tutta Europa non solo era soliti indossare gli stessi abiti di Werther dando origine a un altro fenomeno noto come ‘febbre di Werther’, ma talvolta si suicidavano indossando quegli stessi abiti e tenendo in mano il libro incriminato. Si ipotizzano almeno duemila suicidi negli anni successivi la sua pubblicazione.

Fenomeno analogo accadde in Italia in seguito alla pubblicazione de le Ultime lettere letter di Jacopo Ortis (1802) di Ugo Foscolo.

 

 

In tempi piú recenti si è notato l’effetto distruttivo di questo fenomeno nei confronti delle morti di Rodolfo Valentino per quanto riguarda il panorama italiano, e di Marilyn Monroe per quanto riguarda quello mondiale. A partire dagli anni sessanta, all’indomani del presunto suicidio della Monroe, si notó che nel mese successivo la sua morte vi fu un incremento dei suicidi del 40% solo a Los Angeles.

In seguito a questo dato sconvolgente, lo psichiatra americano Jerome A. Motto sottolineò l’importanza, nel verificarsi dell’effetto Werther, non solo del modo in cui la notizia è presentata al pubblico dai mezzi di informazione, ma anche e soprattutto dell’identificazione con il suicida.

Per quanto riguarda la modalità in cui viene fornita la notizia di un suicidio, la gran colpa va imputata ai mass media, ai giornali e ai telegiornali che sbattono in prima pagina notizie tragiche arricchendole con dettagli macabri che stuzzicano incosciamente la mente dello spettatore.

La ricerca spasmodica delle motivazioni dell’atto suicida portano ad una totale eliminazione del pudore e del rispetto che bisognerebbe osservane nei confronti di una notizia tanto tragica quanto profondamente intima, verso un gesto che non necessita spiegazioni e che non ne deve dare.

Per ciò che concerne invece l’identificazione con il suicida, è stato accertato che solitamente chi si trova a vivere situazioni limite identificate dI media come ‘motivazioni’ del suicidio, venga coinvolto da un principio di emulazione. Come se nel dolore altrui trovi risposta al proprio dolore, ed in quella morte la sua stessa morte.

Eclatante fu in questo senso ciò che accadde in Italia in quella che venne descritta come ‘ la strage degli imprenditori suicidi’ , di tutti quegli imprenditori che in seguito alla crisi economica, aggravati dal peso delle loro responsabilità nei confronti dei propri dipendenti, decisero di suicidarsi per sfuggire ad ulteriore dolore.

In quegli anni ricordo bene i titoli di giornale che pubblicavano i crescenti indici di suicidio, dando vita ad una catena che portó ad un totale di 700 morti per quelle che vengono definite ‘cause economiche’.

L’impressione che si ha  è che chiunque trovatosi in quella situazione angosciosa abbia trovato conforto nel suicidio altrui ed in seguito nel proprio.

Facendo un passo indietro, ripensando al giovane Werther, appare quindi chiaro come chi in quegli anni avesse sofferto per un amore non ricambiato, abbia trovato nelle lettere ed infine nel suicidio di Werther una risposta al proprio dolore.

 

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