‘Der Sandmann’ di E.T. A. Hoffmann

Ernst Theodor Amadeus Hoffmann (1776-1822) fu uno degli iniziatori del genere fantastico in europa ed insieme a Poe contribuí alla formazione di questo genere letterario.

Quello di cui vi andró a parlare oggi è un racconto del 1817, racconto che sortí diverse riflessioni nei suoi lettori contemporanei, primo su tutti un noto psicanalista: Sigmund Schlomo Freud.

A cura di Claudia Balmamori

Der Sandmann‘ tradotto come ‘L’uomo di sabbia’ fu un racconto rivoluzionario che riuscí ,come mai si era visto fino ad allora, a scaturire in chi rimaneva attratto dalla sua lettura, un sentimento nuovo, talmente nuovo che Freud stesso coniò una parola per descriverlo: ‘Das Unheimliche’ ovvero ‘il perturbante’, sentimento che in italiano possiamo ritrovare nell’aggettivo ‘sinistro’.

Con ‘perturbante’ ci rifacciamo ad un più generico sentimento di paura, prodotto da un contrappoorsi di straniamento e familiarità che il soggetto prova nei confronti dell’oggetto delle sue paure. Questo contrasto sentimentale porta immancabilmente a una sensazione di disagio e confusa angoscia.

Con le parole di Freud possiamo dire che: “Il perturbante è quella sorta di spaventoso che risale quando ci è noto da lungo tempo, a ciò che ci è familiare”.

 

Tema centrale del racconto è: ‘la crisi tra la realtà che percepiamo e la realtà del mondo del pensiero che abita in noi e ci comanda’.

Come se si trattasse di un romanzo epistolare, il racconto di Hoffmann si apre riportando al lettore una successione di tre lettere: la prima del protagonista Nataniele destinata all’amico Lotario, lettera che verrà però recapitata alla sorella di quest’ultimo, nonchè fidanzata di Nataniele. La seconda lettera sarà la risposta di Clara e la terza infine un’ulteriore lettera da parte di Nataniele indirizzata a Lotario.

Nataniele si è appena trasferito in una nuova città per frequentare l’università ed in questa prima lettera destinata a Lotario, ma recapitata a Clara, espone le sue perplessità e timori cercando conforto nelle parole dell’amico. Nataniele apre la sua letterà riportando un avvenimento apparentemente casuale, ma che è riuscito a risvegliare in lui ricordi negativi legati ad un trauma infantile. Nataniele infatti, vedendo un venditore di occhiali, il signor Coppola, si ricorda immediatamente di un altro uomo: l’uomo di sabbia.

Quando Nataniele era piccolo, gli era stata raccontata la leggenda dell’uomo di sabbia, un uomo che la notte spargeva la sabbia sugli occhi dei bambini che non andavano a dormire, per poi, nei casi più estremi, strapparli e mangiarli. Il piccolo Nataniele, traumatizzato dalla cruenta fiaba, identificò subito nell’amico del padre, Coppelius, l’uomo della fiaba, cominciando dunque ad aver paura di lui.

Coppelius e il padre del protagonista erano soliti rinchiudersi per ore in una stanza, dove si cimentavano in pericolosi esperimenti alchemici. Un giorno, incuriosito dalla segreta attività paterna, Nataniele spiò i due uomini, ma malcapitatamente Coppelius vedendo Nataniele cominciò a lanciarlo in aria e svitargli gambe e braccia come se non fosse umano. Solo in seguito alle scongiure del padre, Coppelius placherà la sua ira; in seguito all’avvenimento egli sparirà per molti anni dalla vita della famiglia di Nataniele, facendovi ritorno un’unica volta, determinando, secondo il punto di vista del protagonista, la morte di suo padre.

Nataniele infie espone la sua teoria, secondo la quale il signor Coppola altro non è che Coppelius, tornato nella sua vita per perseguitarlo fino alla fine dei suoi giorni.

 

Nella seconda lettera Clara risponde a Nataniele rassicurandolo, dicendoli che l’episodio narrato è solamente frutto delle sue suggestioni infantili, motivo per cui il padre sarà sicuramente morto durante un’esplosione dovuta ad un esperimento mal riuscito, e non quindi per mano di Coppelius.

Nella terza lettera Nataniele si rivolge nuovamente a Lotario, raccontandogli del suo prossimo ritorno in città e della conoscenza di un professore nel quale nutre molta stima: il professor Spallanzani, divenuto per lui una sorta di figura di riferimento.

 

Al termine di queste tre lettere è il narratore a intervenire, uscendo dal racconro e spiegando al lettore le motivazioni delle sue scelte stilistiche.

Il racconto ora si fa più vivo, e nuovi enigmi sconvolgono l’anima del protagonista, egli infatti facendo ritorno a casa dopo un breve soggiorno nella città natia, la trova completamente bruciata.

Successivamente Nataniele comprerà per sfinimento un binocolo dal signor Coppola con il quale spierà la figlia del professor Spallanzani, Olimpia, di cui è innamorato.

Nataniele passerà molti giorni a spiare la bella Olimpia, innamorandosene sempre di più, a tal punto da decidere di chiederla in sposa. Nataniele allora, giunto nella dimora del professor Spallanzani per chiedere la mano di sua figlia, rimarrá invece sconvolto da ciò che davvero si cela tra le mura di quell’abitazione; giunto nella casa di Olimpia infatti, Nataniele non vi troverà solo lei e suo padre ma bensí anche il signor Coppola. La presenza di quest’ultimo verrà giustificata dai due uomini, i quali riveleranno a Nataniele che Olimpia altro non è che un automa creata da entrambi.

Nataniele sconvolto dalla scoperta, impazzisce, dovendo trascorrere cosí un periodo in un reparto psichiatrico per la cura della schizofrenia che gli viene diagnosticata.

Dopo essersi rimesso Nataniele tornerà nella dimora paterna ricongiungendosi nuovamente con Clara, l’angoscia provata pochi mesi prima sembra solo un lontano ricordo e la vita di Natniele sembra aver preso una svolta positiva, lontana da quel senso di unheimlich.

Il racconto si conclude con un inaspettato effetto perturbante: un giorno Clara porta Nataniele su una torre del municipio cittadino e gli mostra la vista, Nataniele prende il suo binocolo e prima di voltarlo verso il paesaggio lo punta verso Clara che ora ha preso le sembianze di un automa. Nataniele in una profonda crisi isterica cerca di uccidere Clara lanciandola dalla torre ma fortunantamente il fratello Lotario giungerà in suo soccorso.

In preda all’isteria Nataniele punta il binocolo verso la folla che si è creata ai piedi della torre e tra tutti quei volti uno solo riporterà in lui quell’effetto perturbante che sembrava assopito: il volto di Coppelius. Nataniele alla sua vista si suiciderà lanciandosi verso il vuoto

Alla fine di questo racconto il lettore reagisce pensando che Nataniele altro non è che un pazzo visionario; opinione comunemente accettabile, se non quando lo stesso autore interviene nel racconto per dirci che Coppelius sarà realmente presente il giorno della morta di Nataniele.

Il perturbante di cui si parla in questo racconto non è riferito solamente alle emozioni provate dal protagonista ma anche a quelle stesse sensazioni che il lettore sente leggendo la sua storia.

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