“Cantautori, eletta schiera…”

A cura di Marco Cingottini

“Tu sei forte, tu sei bello, tu sei imbattibile, tu sei un cantautore, tu sei saggio, tu porti la verità, tu non sei un comune mortale, a te non è concesso barare, tu sei un cantautore”

L’incipit della divertente ed ironica canzone, che Edoardo Bennato scrisse nel 1976 e pubblicò nell’album “La torre di Babele”, ci introduce all’argomento che voglio trattare in questo articolo. Il cantautore è una figura che, soprattutto negli anni 70, ha caratterizzato la musica italiana, ma in realtà è dal decennio precedente che cominciano ad apparire i primi artisti che scrivono le parole e le musiche dei brani che interpretano; soprattutto la cosiddetta scuola genovese capitanata da Umberto Bindi, però più compositore di musica che non paroliere, nei suoi brani c’era il grande Giorgio Calabrese, e che poteva vantare artisti del calibro di Bruno Lauzi, ma soprattutto Gino Paoli e Luigi Tenco, rappresentava più di tutti la nuova tendenza della musica italiana, con testi molto poetici e che entreranno a far parte del nostro patrimonio: “Il nostro concerto” “La musica è finita” “Il cielo in una stanza” “Sapore di sale” “Lontano lontano” “Ho capito che ti amo” sono solo alcuni degli splendidi brani che questi artisti scriveranno in quel periodo, e che renderanno indimenticabili quegli anni. Non dobbiamo dimenticarci, però, che ci sono altri autori al di fuori della scena genovese che si stanno affermando, uno dei più bravi e sottovalutati è sicuramente il friulano Sergio Endrigo, che scrive canzoni di una bellezza sconvolgente, “Canzone per te” “Io che amo solo te” “Te lo leggo negli occhi”, solo per citarne tre, danno lo spessore di questo compositore, vi invito per chi ancora non li conosce ad ascoltare tutti i brani che vi ho citato, capirete come fosse ricco dal punto di vista compositivo il panorama della musica leggera italiana.

Umberto Bindi – http://www.jadawin.info/bindi.htm

La fine degli anni 60 però porta dei cambiamenti evidenti nella società, soprattutto le nuove generazioni vogliono essere più protagoniste, “vogliamo il mondo e lo vogliamo ora”, gridava Jim Morrison dei Doors nel brano “When the music’s over”, e lo si comincia a vedere nei testi delle canzoni, Luigi Tenco, tra quelli da me citati, scrive la significativa “E se ci diranno”, vero canto di protesta, “Noi che abbiamo troppe volte visto ammazzare, per poi dire troppo tardi che è stato un errore, noi risponderemo NO” recita un suo verso. Ma è un artista emiliano che cambia completamente le carte in tavola, si chiama Francesco Guccini e scrive tre brani cardine del nuovo cantautorato italiano: “Auschwitz” canzone sul campo di concentramento nazista, “Dio è morto” sui cambiamenti della società e sul crollo dei valori morali (Dio è morto nelle auto prese a rate)e l’ambientalista “Noi non ci saremo”. L’unico che aveva provato a parlare di queste cose era stato Celentano con “Il ragazzo della Via Gluck”, la cementificazione delle città, e “Mondo in mi 7°”, la violenza e il degrado nel mondo, ancora oggi attualissima, c’era stato poi anche Gianni Morandi, che aveva portato al successo “C’era un ragazzo che come me amava i Beatles e i Rolling Stones” contro la guerra in Vietnam scritta da Mauro Lusini, ma Guccini rappresenta una novità, e spinge un po’ tutto il movimento a cominciare a scrivere testi più impegnati: Giorgio Gaber artista milanese di canzoni divertenti e ironiche, passerà di lì a poco a una forma di spettacolo chiamata Teatro-Canzone e porterà in scena lavori che esamineranno con acuto spirito critico la società di quel periodo, ed anche il suo “compare” Enzo Jannacci scriverà brani solo apparentemente frivoli, ma in realtà assolutamente incentrati sul momento storico che si stava vivendo.

Francesco Guccini – http://fascinointellettuali.larionews.com/wp-content/uploads/2015/06/tumblr_mdckiwwR8V1rfd7lko1_500.jpg

Una nota prima di addentrarci negli anni 70: tre compositori che fino ad allora si limitavano a scrivere per altri artisti decidono in quel periodo di intraprendere una carriera solista e sono Paolo Conte, autore di “Azzurro” per Celentano e “Insieme a te non ci sto più” per Caterina Caselli, Roberto Vecchioni che aveva scritto per il gruppo dei Nuovi Angeli successi come “Donna Felicità” e “Singapore” e Franco Califano, paroliere in “E la chiamano estate” per Bruno Martino e la citata “La musica è finita” musicata da Umberto Bindi e scritta per Ornella Vanoni.
Ma torniamo alla canzone che ha iniziato questo racconto, “Cantautore” di Edoardo Bennato, il brano è significativo e spiega con ironia la considerazione che si aveva in quel periodo di quel genere di artista.
Il cantautore per i giovani della prima metà degli anni 70 “doveva” essere impegnato, i vari Baglioni, Battisti non erano considerati tali, anzi erano accusati di essere addirittura reazionari! Non è facile spiegare cosa è stato quel periodo storico e merita sicuramente un articolo a parte, però gli ideali politici e la voglia di cambiare la società erano molto forti e questo lo si ritrova in “Contessa” di Paolo Pietrangeli, vero inno politico (“Compagni dai campi e dalle officine prendete la falce e impugnate il martello”) recita un verso molto forte, poi c’era Claudio Lolli che in “Michel” tratta di un argomento tabù come l’omosessualità. E’ un periodo fervido, dalla scena romana escono fuori due artisti del calibro di Antonello Venditti , i suoi lavori in quegli anni saranno di notevole livello con brani come “Compagno di Scuola” “Lilly” e “Modena”, e Francesco De Gregori , dischi come “Rimmel” e “Titanic” restano nella storia della musica italiana, l’artista romano rimarrà vittima di un fatto clamoroso: un suo concerto a Milano fu interrotto da un gruppo di ragazzi di estrema sinistra, che lo processeranno letteralmente sul palco accusandolo di non scrivere brani a sfondo politico, De Gregori ne rimarrà talmente sconvolto che sparirà per due anni dalla scena musicale. Poi c’è la scena genovese, mai doma, che produce l’immenso Fabrizio de Andrè che scriverà proprio in quegli anni il suo disco più politico, “Storia di un Impiegato”, per la cui analisi vi rimando allo splendido saggio scritto proprio su questo blog da Roberto Testa, e Ivano Fossati che dopo l’esperienza con il gruppo dei Delirium inizierà proprio in quegli anni quella che diventerà una splendida carriera solista.

Francesco De Gregori – http://www.ilsussidiario.net/News/Musica-e-concerti/2009/10/28/CONTEMPORANEA-Vites-da-Rimmel-ai-giorni-nostri-l-avventura-di-Francesco-De-Gregori/45388/

E poi Lucio Dalla, che dopo anni in cui si limita a scrivere solo la musica dei suoi brani, dall’album “Come è Profondo il Mare” comincerà ad occuparsi anche dei testi, Guccini che inciderà un capolavoro dopo l’altro, il citato Edoardo Bennato che pubblicherà album splendidi come “I buoni e i cattivi”, “Burattino senza fili” e “Sono solo Canzonette”, Franco Battiato che in quegli anni scriverà musica sperimentale prima di arrivare alla svolta commerciale con “L’era del cinghiale bianco”, Eugenio Finardi primo vero rocker italiano, “Musica ribelle”, “Non è nel cuore”, “Extraterrestre” alcuni dei suoi brani, e nel 1977 Pino Daniele con “Terra mia”.
Insomma ci sarebbe da scriverci un libro, tanto ci sarebbe da raccontare di quegli anni in cui ci fu il boom dei cantautori, io ho cercato di dare un quadro dell’insieme, dimenticandomi forse anche di qualcuno, ma erano veramente tanti. Gli anni 80, con l’ennesimo cambiamento della società, porterà alla fine del cantautore cosiddetto “impegnato”, ma questa, come direbbe Carlo Lucarelli, è un’altra storia.
Voglio finire con questo verso ironico, tratto da “L’avvelenata”, con cui Guccini si rivolgeva ai suoi “colleghi cantautori”

“Colleghi cantautori, eletta schiera, che si vende alla sera per un po’ di milioni, voi che siete capaci fate bene ad aver le tasche piene e non solo i coglioni, che cosa posso dirvi? Andate e fate, tanto ci sarà sempre, lo sapete, un musico fallito, un pio, un teorete, un Bertoncelli o un prete a sparare cazzate”

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