Black Mirror 4: Hang the DJ – le attrazioni sono proporzionali ai destini

Cosa succederebbe se l’amore diventasse un algoritmo e voi ci foste chiusi dentro come in una prigione, senza sapere com’è il mondo là fuori? Di questo parla Hang the Dj, quarta puntata della quarta stagione di Black Mirror.

A cura di Silvia Genovese

Chi di voi ha visto Black Mirror saprà che ci sono episodi crudi, episodi assurdi, episodi troppo difficili da guardare, ed episodi di estrema e rara bellezza.
Fra questi ultimi ricordiamo Be right back (2×01) e San Junipero (3×04). Entrambi riguardano le relazioni e l’amore, già perduto o quasi, cui cerchiamo di aggrapparci con le unghie e con i denti.

Doveva essere pazzesco prima del sistema. Bè, le persone dovevano scegliere da sole un ipotetico partner, non avevano nessun aiuto. Poi le cose potevano andare male. Se finiva dovevano trovare il modo di lasciarsi.

In una stagione come la quarta di Black Mirror, super controversa e dibattuta, è Hang the DJ (4×04), diretta da Timothy Van Patten, che emerge per struggente bellezza.
Tutta la stagione, formata questa volta da sei episodi, verte sul tema dei ricordi, del futuro che non c’è, della lotta per la sopravvivenza.
Ma non Hang the DJ.
In mezzo a tutti gli altri episodi il quarto arriva come una ventata, come un piccolo unico barlume di speranza per il futuro, anche se sempre pagato a carissimo prezzo.

AMORE DA DATING APP

Come in tutti gli altri episodi della celebre serie, ci troviamo in un indistinto futuro distopico, dove ognuno ha un Coach, un’interfaccia di sistema che organizza degli incontri con varie persone sulla base delle caratteristiche personali di queste.
Arrivati in un luogo prestabilito i due pretendenti si conoscono a cena, dove possono scoprire, tassativamente insieme, per quanto tempo si frequenteranno. Il tempo è variabile, la durata può essere di ore come di anni. Dopo la cena vengono portati nella casa dove la relazione verrà vissuta. Quando il tempo scade, i due devono separarsi.
Tutto molto semplice, tutto molto schematico e ordinato. Ma l’amore non è ordinato, né tantomeno semplice.
Questo Amy e Frank, protagonisti della puntata, lo scoprono subito.
Entrambi affrontano insieme il loro primissimo appuntamento organizzato dal Coach, e arrivati a cena scoprono che la durata della loro storia sarà molto breve. Questo non impedisce ai due di stabilire un legame strettissimo fin da subito, fra battute che solo loro due possono apprezzare e momenti di assoluta tenerezza.
Frank, giovane uomo, estremamente timido ma anche molto intelligente, trova subito in Amy, donna forte e coraggiosa, una compatibilità quasi impossibile da trovare.
E così la loro breve relazione scivola via, velocissima, come sabbia fra le dita intrecciate dei due sul letto della loro “casa”, senza che nessuno possa fare nulla.

Amy e Frank portano chi li guarda all’interno della loro affinità, legando lo spettatore alla loro storia.

Ma in un mondo in cui l’amore è un algoritmo, le relazioni non sono una favola, e i protagonisti devono separarsi, entrando subito in un’altra relazione, stavolta per entrambi più lunga.

SE LE ATTRAZIONI SONO PROPORZIONALI AI DESTINI

E’ così che Frank e Amy vivono le loro successive e fallimentari relazioni sempre con il pensiero “Cosa sarebbe successo se…?”.
Fino a quando i loro Coach finalmente li accoppiano per un secondo appuntamento. E’ qui che
entrambi decidono, sotto proposta di Amy, di non guardare quanto durerà questa volta la relazione,
per viverla tutta, fino alla fine, già consapevoli che non dureranno. La loro storia continua fra
piccoli gesti di quotidianità e sguardi inconfondibili. Ma Frank non ce la fa più e, da solo, rompendo
tutte e regole e il patto con Amy, controlla la durata. Da qui nascono imprevisti per cui la loro storia
finirà, di nuovo.
Entrambi ne escono distrutti, e ricominciano con gli incontri, convinti che la loro fortuna non si
ripresenterà, e non si vedranno mai più.

BURN DOWN THE DISCO, HANG THE BLESSED DJ

Ma anche in una prospettiva apocalittica come quella che caratterizza Black Mirror, l’amore è
l’unica cosa che prevale. Amy e Frank non possono finire così, c’è sempre una parte
che spera, c’è sempre una forza che spinge a ad andare contro al sistema. I due ragazzi sanno di
essere quel 99,8% tanto decantato dal Coach, e anche se non lo fossero, a loro non interessa.
L’amore è ribellione. Anche dove non c’è speranza, anche in una prigione senza via di scampo,
anche se è una follia. Due anime insieme sono rivolta, rivalsa, anche fallimento, ma a costo di farlo insieme.
La forza di Amy, la determinazione di Frank li portano a un finale totalmente inaspettato e tremendamente sofferto, che riporta nello spettatore una minima speranza, il subdolo, spietato e persistente pensiero che alla fine andrà tutto bene.
La storia dei due protagonisti è un dito che passa sulla finestra appannata e rivela che la verità non
sta nelle regole e nelle imposizioni, ma nelle nostre relazioni con gli altri, in quello che sentiamo e facciamo insieme. La libertà è fuori dalle convenzioni,
è la falla nel sistema, è due corpi che si rivoltano.
Hang the DJ, si rivela così un piccolo faro in un futuro incerto, un barlume di consapevolezza della
nostra forza vitale e della nostra capacità di rivoluzionare tutto, completamente.

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