Be right back: il senso della mancanza

Ho visto Be right back (Torna da me in italiano), prima puntata della seconda stagione di Black Mirror nel 2013, quando ancora non sapevo dell’esistenza della serie. Non servono tante parole: questo episodio mi si è
infilato silenziosamente sotto la pelle dei brividi sul collo ed è rimasta lì. Cinque anni dopo, a serie
già vista da tempo, ancora mi capita di pensarci, nei momenti più strani. Diversa da tutte le altre,
forse più umana ma allo stesso tempo, in qualche modo, semplice, essa non parla di rovina o di
amore, ma di mancanza.

A cura di Silvia Genovese

Martha e Ash sono una giovane coppia. Si amano, convivono, sono felici nella loro semplicità. La
loro vita scorre in modo normale finché un giorno Ash muore in un incidente stradale. E’ così che la
vita di Martha si crepa e crolla creando quel vuoto che solo il senso della mancanza sa dare,
impossibile da dimenticare. E’ così che Be right back scava in quello spazio già vuoto e lì si posa,
silenziosa, ma pesante.
Dopo la morte di Ash, a Martha viene presentato un programma che, basandosi sui dati presenti in
internet delle persone, può creare una copia di chi è già morto. Martha rifiuta, ma, per diversi
motivi, quando scopre che una sua amica l’ha iscritta al programma cede, e inizia a parlare con la
copia virtuale del suo fidanzato.

 

 

La ragazza si attacca sempre di più alla copia finta di Ash, fino a creare un rapporto morboso di dipendenza. E’ a questo punto, quando lei sta per crollare, che viene presentata a Martha la versione successiva del programma, ancora sperimentale: un clone corporeo di Ash.
Il senso di mancanza, il senso di dipendenza di Martha è così forte, che, seppur riluttante, ella
acconsente.

E della finta copia di Ash, Martha non riuscirà mai a fare a meno.

La protagonista della storia sa che quel corpo finto, non fatto di carne e sangue, diverso dal vero
Ash, non potrà mai sostituire il suo fidanzato, ma il senso di vuoto è così profondo e nero che il
minimo segno di sollievo diventa dipendenza.
E’ così che Be right back, forse la più sottovalutata delle puntate di Black Mirror, tratta non solo
quel senso di estraneità che la mancanza crea nella bocca dello stomaco, ma anche la lotta, la
decisione a negare tutto, anche la morte, per riavere quello che si è perso.
Martha è combattuta fra la negazione del clone e la necessità di averlo a fianco, fra la
consapevolezza che Ash non tornerà e la sensazione che prova a vedere un corpo identico al suo.


“Please don’t go, I’ll eat you whole, I love you so” (“Per favore non te ne andare, ti mangerò interò,
ti amo così tanto”) così cantano gli Alt-J in Breezeblocks, citando il libro Where the wild things are,
per descrivere quell’amore che è disposto a fare e farsi del male, al punto da “mangiare l’altro
intero” pur di non vederlo andar via. Così i mostri selvaggi nella storia originale cercano di
trattenere il loro re deciso ad andar via.
E così Martha arriva a diventare una delle creature del libro, a fare di tutto per bloccare quella
mancanza insostituibile che la invade e che brucia dappertutto, fino ad arrivare a sfidare la morte
per alleviare quella ferita. Una ferita che tutte le creature selvagge conoscono e attraverso cui,
vedendo Be right back, riconosceranno un po’ di se stesse.

 

 

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