8 domande ai Fast Animals and Slow Kids

I Fast Animals and Slow Kids (FASK) sono un gruppo musicale alternative rock italiano formatosi a Perugia nel 2007. La band è composta da Aimone Romizi ( chitarra, voce, percussioni), Alessandro Guercini (chitarra), Alessio Mingoli (batteria, seconda voce) e Jacopo Gigliotti (basso).

A cura di Roberto Testa e Vanessa Putignano

“Ciao, ragazzi! Partiamo subito con una domanda sul vostro sound! Rispetto al 2010, rispetto ai primi album e agli EP, abbiamo visto in voi una crescita anche a livello musicale. Cosa è cambiato in voi?”

“In realtà non ci siamo mai domandati cosa è cambiato: è semplicemente cambiato in maniera fisiologica; crescendo nel tempo, ed essendo sempre a contatto con la musica, noi siamo cambiati senza renderci conto del perché e senza prese di posizione. Il disco successivo a Cavalli era già diverso, perché stavamo ascoltando altre cose e avevamo sentito dischi con tante cose diverse. Allora abbiamo deciso di sperimentare e di volare liberi, e questo ci ha portato agli altri dischi, senza mai chiederci davvero cosa fare, che genere fare. Abbiamo ascoltato musica, l’abbiamo rielaborata dentro di noi, siamo scesi in sala prove e ci siamo messi a suonare”.

Fast Animals and Slow Kids – Forse non è la felicità (album)

“Qual è la vostra canzone preferita, quella che “sentite” di più e per quale motivo?”

“In realtà non è mai successo che noi non facessimo uscire una canzone di cui non fossimo convinti al 100% tutti e quattro. Noi ci mettiamo tanto a comporre le canzoni proprio per questo motivo. È chiaro che però ci siamo affezionati ad alcune canzoni più che ad altre, vuoi per motivi personali o per altro.
Ultimamente una canzone che ci piace molto è “Con chi pensi di parlare”, che adesso stiamo rifacendo dal vivo con degli arrangiamenti proprio matti, però ce ne sono davvero tantissime e non riusciamo a scegliere: ognuna rappresenta un momento ed è una fotografia di quello che abbiamo vissuto. È difficile distaccarsi da queste cose che parlano di te”.

“Con chi vi piacerebbe collaborare musicalmente, al momento?”

“Penso un po’ tutti gli artisti che ascoltiamo… Se dobbiamo puntare in alto, magari i Foo Fighters: anche solo comunicare con loro per capire un po’ come si produce, come si lavora. Poi chiaramente ce ne sono altri, come gli Zen Circus (leggi l’intervista), i Ministri e tanti con cui abbiamo collaborato nel tempo. Soprattutto gli Zen sono dei fratelli”.

“In 11 anni di lavoro avete fatto tantissime esperienze, ma qual è la più bella, quella che ricordate con più piacere?”

“Questa domanda è troppo difficile, come quella della canzone! Comunque ce ne sono tanti di ricordi: il primo soldout nella nostra vita all’Urban a Perugia, il concerto di presentazione di Cavalli al Norman, coi nostri amici davanti, la finale di ArezzoWave nel 2010, l’Alcatraz a Milano con 3000 persone, aprire i Verdena al Rock in Roma e aver calcato grandi palchi… Però ci sono tantissime emozioni, come quella di fare un bagno con la band prima di un concerto, un ricordo indelebile.”

Foto di Alessio Albi

“Se vi chiamassero all’interno dei talent italiani come giudici, accettereste o no?”

“Noi non crediamo tanto nei talent come forma di evoluzione artistica. Una band deve andare in giro, suonare nei posti di merda, fare schifo e poi migliorare nel corso del tempo. Non è un talent che ti rende musicista, ma è la musica, la pratica e il lavoro che fai. Se il talent dove ci invitassero fosse un talent estremamente improntato sul far crescere musicalmente e sullo spingere la musica, allora sì, parteciperemmo. Attualmente è un po’ difficile con quello che c’è in giro, perché quando entri nel marchingegno della televisione vieni mangiato.”

“Forse non è la felicità ciò che voglio, ma il percorso per raggiungerla. Quali erano i vostri sogni quando avete iniziato a suonare insieme? Cosa vi ha fatto comprendere il percorso che avete intrapreso?”

“Inizialmente non avevamo sogni: suonavamo solo per il piacere di stare insieme e di suonare insieme; eravamo quattro amici che avevano la passione per la musica e che si erano rotti i coglioni di provare a suonare in band serie e via dicendo. Poi abbiamo iniziato a sperare in qualcosa, e quindi di fatto ritornare a quello che era il nostro sogno da bambini: fare il musicista. Stranamente, nel momento in cui non ci siamo più chiesti la meta – che cos’è la felicità – e abbiamo iniziato a ragionare sul percorso e ad apprezzarlo, quest’ultimo ci ha portato vicini alla meta finale, più vicini alla felicità.”

“Lo Stato Sociale a Sanremo: cosa ne pensate?”

“Ma vai, tutta la vita! Siamo contentissimi. Loro sono dei ganzi mai visti, sono tra le persone più genuine che abbiamo incontrato in tutti questi anni; sono amici con cui ci sentiamo, quindi siamo contentissimi per loro.
Vai, Stato Sociale, spaccate tutto!”

“Come nasce una vostra canzone?”

“Noi partiamo sempre dalla musica, normalmente da un riff di Alessandro; lì iniziamo a cantare delle linee melodiche che inizialmente non hanno un vero senso. Poi, a ritroso, partendo da un pensiero che abbiamo, torniamo indietro per riuscire ad evolvere un testo in metrica secondo la linea melodica che abbiamo pensato prima”

Foto di Alessio Albi

“Grazie mille e ancora complimenti!”

“Grazie a voi, un saluto a tutti e ci vediamo al prossimo concerto!”

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Roberto Testa

Sono Roberto, classe '96, siciliano. Studio Storia presso l’Università degli Studi di Torino e Contrabbasso Jazz presso il Conservatorio "G. Verdi" di Torino. La storia è molto probabilmente la passione più grande della mia vita, insieme alla musica, alla filosofia e alla politica..

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