25 Aprile, una storia travagliata

Tra l’enorme guazzabuglio politico e revisionista, oggi cercheremo di mettere dei punti fermi per affrontare al meglio quello che sarà il 25 aprile.

 

A cura di Matteo Strobino

 

Bentornati ad Una storia da non credere. Oggi tratteremo di un argomento ancora molto scomodo per molti italiani ovvero il giorno della Liberazione. Prima di addentrarsi nel merito della discussione è doveroso fare un piccolo ripasso sulla situazione del periodo. Il 25 aprile del 1945 le città di Torino e Milano venivano liberate da partigiani e alleati dall’occupazione tedesca che dall’ 8 settembre 1943 proseguiva ininterrotta. Sembrerebbe un giorno senza troppe complicazioni, ma purtroppo c’è chi ancora, dopo quasi 80 anni, riesce a vanificare e criticare tutto questo. A onor del vero, la critica storica ancora dibatte su questo argomento, sia perché complesso, sia per gli ovvi risvolti politici. In tutto questo marasma di idee e di dibattiti, il discorso revisionista ( fatto in modo acritico e non propriamente storico) e negazionista riesce meglio ad infiltrarsi e a far passare le proprie tesi come fatti veri e propri. Da tutto ciò nascono retoriche, miti e primati che hanno l’ovvio risultato di confondere le persone e allontanarle dalla realtà storica. Io con questo articolo, mi propongo non tanto di darvi una corretta interpretazione dei fatti accaduti, ma piuttosto di trovare alcuni punti fermi per analizzare meglio la faccenda sfatando qualche mito.

Liberazione di Torino

 

Iniziamo con il primo: a liberare l’Italia furono solo i partigiani di sinistra. Questa lettura oltre che ad essere parziale e faziosa è sbagliata, ma prima di spiegare perché, bisogna capire com’è nata. Il 25 aprile è una festa fortemente amata e festeggiata dai partiti di sinistra e questo ha portato la convinzione che fosse un’“esclusiva di sinistra”.

Per quanto esponenti di altri partiti abbiano partecipato alle manifestazioni del 25 aprile, si sono limitati ad una presenza minimale rispetto ad una di sinistra molto più partecipe. Questo ha portato a quella suddetta credenza. Infatti tra i tanti partigiani non vi erano solamente membri della sinistra, ma anche: Democristiani, Monarchici, Liberali , membri del Partito d’Azione e tanti altri piccoli schieramenti che sono stati accorpati sotto il termine di “Badogliani”, e anch’essi hanno contribuito, in egual misura, alla liberazione del nostro paese. Sono stati chiamati Badogliani, perché non essendo di sinistra erano “vicini al governo a sud, del generale Badoglio”. L’ho messo fra virgolette perché non è del tutto vero; non erano di sinistra, ma il fatto che non lo fossero non indica una loro simpatia per il generale o quel governo, è solo un nome per raccogliere tutti quei partigiani che non erano di quello schieramento politico.  Ad alimentare questo mito sono anche i numeri, perché la maggioranza dei partigiani era di sinistra, quindi questo ha rafforzato ancor di più l’idea di una loro esclusiva quando in verità non è così, come ho dimostrato sopra.

Liberazione di Milano

Quel che spesso tendiamo a dimenticare è che a contribuire allo sforzo ci furono gli Alleati. L’idea di una “nostra” liberazione per quanto bella e anche vera in certi punti, non è corretta.

Gli Alleati hanno contribuito enormemente alla nostra liberazione, perché oltre ad aver dato la scintilla (con lo sbarco in Sicilia) , hanno armato e fomentato i partigiani al nord. Non solo, l’intero sforzo bellico dell’esercito alleato ha di fatto liberato il nostro paese.

Ultimo, ma non meno importante è stato l’ex Regio Esercito, poi ricostituito al sud, per combattere con gli Alleati. Loro sono stati i primi ad essere i membri effettivi della Resistenza, perché dopo l’8 settembre combatterono contro i Tedeschi, come a Cefalonia o in Sardegna. Non solo, molte formazioni partigiane comprendevano membri che avevano combattuto in vari fronti e che hanno insegnato ai partigiani come usare le armi. Quindi non è vero che i partigiani furono solo di sinistra e che furono soli nel far ciò. Ciò però, non significa sminuire una certa fazione politica per rafforzarne un’altra, ma bensì riportare i fatti.

Il secondo mito è ancora più complicato perché nasce da miscuglio di revanscismo, dichiarazioni politiche e visioni partitiche. Ultimamente c’è una “legittimazione” del Fascismo in senso positivo, e ciò ha portato alla celebre frase del “Eh, ma ha fatto anche cose buone”. Ora uno storico a sentire questa frase ride, ma molti credono che in virtù di queste “cose buone” si debba rivalutare, se non cambiare la nostra visione sul Fascismo. A rafforzare il tutto i vari politici che con alcune loro dichiarazioni hanno rafforzato ancor di più questo mito. Che il fascismo abbia fatto qualcosa è innegabile, ma quelle “cose buone” non bastano assolutamente a perdonare l’operato di una dittatura ventennale che ha portato il paese alla distruzione. Se dovessi sfatare tutti i miti sul fascismo ci metterei un intero articolo, ma limitiamoci a queste poche cose.

Certo il Fascismo ha fatto qualcosa di buono, ma ciò non basta IN ALCUN MODO a giustificare una sua
rilettura positiva. Il fascismo non fu solo bonifiche e treni in orario, ma anche violenza e terrore. Fu censura,
fu privazione dei diritti e delle nostre libertà, fu guerra. Purtroppo non abbiamo solo un revisionismo
errato, ma anche un revanscismo politico. Di solito subito dopo il 25 aprile, ci sono delle “contromanifestazioni”
fatte da membri dell’estrema destra. La loro “scusa” è quella di ricordare i caduti della
parte avversa. Quello che in verità fanno è una celebrazione, perché non c’è bisogno di un ritrovo per farlo.
Qui infatti sta il nodo di gordio: ricordare i morti è una cosa, celebrarli è un’altra.

Ricordare significa appunto avere un loro ricordo di loro, come esseri umani, con una famiglia e affetti e nessuno può impedire ciò, ma non c’è bisogno di un assembramento di persone che si ritrova in un cimitero, ad una
certa ora, schierati e con una bandiera a lutto. Ciò che fanno è celebrare, perché oltre a ricordare queste
persone l’esaltano a qualcosa di più, a degli eroi. Non solo, c’è una partecipazione di più persone che
compie delle azioni “rituali”. Noi il 25 aprile facciamo quelle stesse cose, ma celebriamo i partigiani e i
soldati alleati caduti per la nostra libertà, non solo con l’istituzione un giorno a loro dedicato, ma con
marce, discorsi e fanfare. Questa è la differenza, ma quelle frange di estrema destra, mentono sapendo di
mentire e perciò celebrano di per sé il fascismo, portando ad un paradosso. Perchè in quei casi in cui è stato
permesso ciò, viene dimostrata di per sé l’efficacia e la superiorità della nostra democrazia rispetto alla
dittatura. Perchè in un regime autoritario e dittatoriale ciò non sarebbe mai stato permesso. Quindi quando
vi dicono quella famosa frase, saprete come rispondergli.

 

©Publifoto/Lapresse
25-04-1945 Milano Italia
Interni

Termino con i miei consueti consigli per chi volesse approfondire l’argomento.
Una questione privata e Il partigiano Johnny di Beppe Fenoglio e Le due guerre. Guerra fascista e guerra
partigiana di Nuto Revelli editi tutti da Einaudi sono un ottimo modo per capire chi ha vissuto la resistenza
in prima persona. Partigia. Una storia della Resistenza di Sergio Luzzatto edito da Mondadori e Una guerra
civile. Saggio storico sulla moralità nella Resistenza di Claudio Pavone edito da Bollati Boringhieri per avere
un quadro storico sulla situazione di quel periodo.

Infine vorrei ricordarvi questo. Il 25 aprile è si la festa della Liberazione, ma non è solo ciò che celebriamo,
ma bensì la nostra libertà. Una libertà riacquistata col sangue, col sudore e col sacrificio di uomini che
hanno combattuto per un ideale di libertà e giustizia che il Fascismo aveva privato all’Italia. Il 25 aprile è
una festa di tutti perché è la libertà, ed essa non ha alcun colore perché li ha tutti.

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